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Uscire dal mutismo spirituale per entrare nella mietitura della grazia

  • 6 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

(Martedì, XIV settimana del Tempo Ordinario)

Gesù che guarisce un sordomuto, su uno sfondo composito di antiche rovine romane, Bartholomeus Breenbergh 1625 / 1650
Gesù che guarisce un sordomuto, su uno sfondo composito di antiche rovine romane, Bartholomeus Breenbergh 1625 / 1650

Letture della Messa: Os 8, 4-7.11-13 ; Salmo 113b/115 ; Mt 9, 32-38


Domenica scorsa, il Senhor Gesù ci rivolgeva uno degli inviti più sconvolgenti di tutto il Vangelo: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.» Ci chiamava a deporre i nossos fardi, a metterci alla sua scuola, quella di un cuore mite e umile, per trovare il vero sollievo delle nostre anime. In questo martedì della quattordicesima settimana, la liturgia viene a scavare questa promessa mostrandoci ciò che ci impedisce, concretamente, di gustare questo riposo divino. I nostri fardelli più pesanti non vengono sempre dall'esterno; di fatto, nascono spesso dalla nostra incapacità di ascoltare Dio e dalla nostra tendenza tenace a fabbricare idoli per colmare il nostro vuoto interiore. Gesù viene oggi a spezzare questo circolo vizioso per introdurci nella vera libertà dei figli di Dio.


1. La trappola degli idoli e la tempesta delle nostre vite

Il profeta Osea, nella prima lecture, pone una diagnosi di un'impressionante attualità sul cuore umano. Descrive un popolo che si agita, che prende decisioni politiche e spirituali senza consultare Dio, e che usa le proprie ricchezze per fabbricarsi degli idoli. La sentenza spirituale è immediata: «Essi seminano vento e raccoglieranno tempesta». Non è una punizione arbitraria che Dio invia dall'alto del cielo, è il meccanismo stesso del peccato, conseguenza della loro scelta: quando riponiamo la nostra fiducia in ciò che esce dalle nostre stesse mani, nelle nostre prestazioni, nei nostri diplomi o nelle nostre sicurezze materiali, edifichiamo la nostra esistenza sul nulla. Il vento che seminiamo è questa illusione di autosufficienza, e la tempesta che ne risulta è l'angoscia profonda che ci sommerge quando queste false sicurezze crollano.

Il salmista prolunga questa riflessione con un'ironia che dovrebbe farci riflettere: gli idoli «hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono...» E aggiunge questa verità antropologica maggiore: «Sia come loro chi li fabbrica». San Giovanni della Croce diceva che è proprio dell'amore assimilare l'amante all'amato: finiamo sempre per assomigliare a ciò che adoriamo; se adorate il denaro o il potere, il vostro cuore diventa duro, freddo e calcolatore. L'idolatria ci taglia fuori dalla relazione viva, ci fissa, ci rende insensibili e ci rinchiude in un mutismo profondo in cui diventiamo incapaci di ascoltare la voce dell'Amore e di parlare la lingua della gratuità.


2. Il mutismo spezzato e il rifiuto della novità

È precisamente questa condizione umana che Gesù incontra nel Vangelo, dove gli viene presentato un uomo che si trova sotto il potere di un demonio che lo rende sordo e muto: il demonio lo ha messo nell'incapacità di comunicare. Sul piano biblico e teologico, esiste un legame indissociabile tra l'ascolto e la parola, vale a dire que per poter parlare una parola vera, bisogna anzitutto aver ascoltato, perché senza l'ascolto, la parola può non corrispondere alla realtà. L'avversario delle nostre anime comincia sempre col tagliare il nostro ascolto della Parola di Dio, ci rende sordi alla Sua bontà, per impedirci di leggere, vedere, comprendere la realtà e la verità; e una volta che siamo sordi alla promessa dell'Amore rivelata domenica scorsa, diventiamo incapaci di una vera comunicazione, e allora la nostra bocca non sa più che lamentarsi di tutto e contro tutti, giudicare o rinchiudersi in un silenzio di morte.

Nel racconto del vangelo di oggi, non appena il demonio viene scacciato, l'uomo comincia a parlare e la folla è piena di ammirazione. Ma i farisei, rinchiusi nelle loro certezze rigide, rifiutano di vedere la novità di Dio e affermano: «Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni». Questo atteggiamento dei farisei rivela il culmine del mutismo e della sordità spirituale, poiché davanti alla Vita che erompe e che libera, preferiscono rinchiudersi nel sospetto e nella teoria. Questo stesso pericolo dei farisei ci insidia ogni volta che preferiamo i nostri sistemi di pensiero rigidi e le nostre abitudini comode all'inatteso della grazia… Essi rifiutano il ristoro che Gesù offre perché vogliono rimanere padroni della propria salvezza e, come abbiamo ben ascoltato domenica scorsa, a loro il Padre nasconde i Suoi segreti.


3. Le viscere di compassione e l'appello della mietitura

Il testo del vangelo continua: «Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.» Davanti a questa umanità ferita, stanca e divisa, lo sguardo di Gesù cambia tutto. Matteo nota con grande profondità esegetica: «Vedendo le folle, ne sentì compassione». Il termine greco utilizzato qui è σπλαγχνίζομαι (splagchnizomai), spesso tradotto con "mosso da compassione", ma che in realtà evoca un sussulto delle viscere (poiché le viscere sono considerate la sede dell'amore e della pietà nella cultura biblica); questo termine indica anche l'amore materno più viscerale. Gesù non guarda le folle con il disprezzo dei farisei, né con l'opportunismo dei re d'Israele denunciati da Osea. Gesù vede la nostra angoscia profonda, le nostre vite stanche e sfinite como pecore que non hanno pastore, che vagano di idolo in idolo senza trovare ristoro.

Di fronte a questo spettacolo, la reazione di Gesù não è quella di condannare, ma Si volge ai discepoli per cambiare la loro prospettiva. In effetti, laddove noi spesso non vediamo che un deserto spirituale, una folla ostile o problemi insolubili, Egli vede una promessa: «La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi». Il bene è già lì, nascosto sotto la sofferenza, pronto per essere raccolto dall'amore. Un dettaglio molto interessante di questo racconto è che, davanti a questa realtà, il primo atto che Gesù chiede non è un attivismo frenetico, ma un atto di fede e di abbandono: «Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Pregare per la mietitura significa rifiutare di confessarsi vinti dal male, significa conformare il nostro cuore alla compassione di Gesù per diventare, a nostra volta, servitori capaci di sollevare e raddrizzare i nostri fratelli; atteggiamento possibile unicamente se abbiamo un cuore come quello di Gesù: capace di una vera compassione.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

Per avanzare oggi su questo cammino di guarigione, prendiamo un istante per fare il punto nel segreto del nostro cuore: quali sono gli idoli sottili che ho la tendenza a fabbricare per rassicurarmi, al rischio di seminare il vento dell'agitazione? Vi sono zone della mia vita in cui sono diventato sordo alla voce del Signore e muto di fronte ai bisogni del mio prossimo?

Gesù ci chiama oggi a lasciare il cinismo dei farisei per entrare nella Sua stessa compassione. Guardiamo la nostra famiglia, il nostro luogo di lavoro e il nostro mondo non con amarezza, ma con gli occhi di Cristo, che sa vedere la mietitura là dove gli altri non vedono che rovi. Lasciamo che Egli apra i nostri orecchi alla Sua Parola perché la nostra bocca possa annunziare la Sua bontà lungo tutta questa giornata.


Preghiera

Signore Gesù, Tu che apri gli orecchi dei sordi e sciogli la lingua dei muti, vieni a visitare oggi le mie stesse paralisi interiori. Tu conosci i fardelli sotto i quali fatico e le false sicurezze nelle quali cerco troppo spesso un riposo illusorio. Purifica il mio cuore da tutti i suoi idoli muti che mi rendono insensibile alla Tua presenza.

Apri il mio ascolto alla dolcezza della Tua voce, affinché la mia parola sia liberata per lodarTi e per dire parole di consolazione intorno a me. Dammi, Signore, il Tuo sguardo di compassione sulle folle del nostro tempo. Non permettermi di giudicare o di disperare, ma fa' di me un umile e gioioso operaio della Tua messe, bruciante dal desiderio di far conoscere il Tuo amore. Amen.

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Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

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