Il silenzio di un Dio che guarisce senza rumore
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(Sabato, XV Settimana del Tempo Ordinario)

Letture della Messa: Mi 2, 1-5 ; Salmo 9 B/10 ; Mt 12, 14-21
Miei cari amici, viviamo in un mondo che soffre di una terribile illusione: quella di credere che per esistere sia necessario fare rumore, imporsi e dominare. Si pensa spesso che la forza si misuri dalla capacità di piegare gli altri alla propria volontà. Eppure, la liturgia di oggi viene a operare un capovolgimento completo nei nostri cuori, perché ci mostra che la vera potenza di Dio non risiede nel fulgore della forza bruta, ma nella dolcezza disarmante di un amore che sa ritirarsi per restaurare ciò che è spezzato.
1. La bramosia pianificata di fronte al complotto del potere
Nella prima lettura, abbiamo il profeta Michea che fa una descrizione agghiacciante della natura umana deformata dal peccato: uomini che, dal fondo del loro letto, progettano il male e aspettano il mattino per eseguirlo semplicemente «perché ne hanno il potere». È il trionfo della bramosia: si vuole possedere, allora si prende; si vuole dominare, allora si schiaccia. Il testo lascia chiaro che questa violenza non è un incidente di percorso, essa è pianificata, meditata.
Questo atteggiamento trova la sua eco diretta nel Vangelo di oggi, dove vediamo i farisei riunirsi in consiglio per vedere come fare perire Gesù. È lo stesso meccanismo: di fronte alla luce, il potere umano che si sente minacciato reagisce con il complotto e con la morte. Quando cerchiamo la nostra sicurezza nella dominazione e nel possesso, costruiamo le nostre stesse prigioni interiori, tendiamo una trappola a noi stessi. Come ricordava la grande tradizione mistica, colui che si attacca alle creature e vuole possederle a tutti i costi finisce per perdere la propria libertà e rinchiudersi in una fame spirituale senza fine, che lo spinge sempre a volere di più e di più. Ovviamente una tale fame di possedere non è un buon terreno perché la Parola possa germogliare, essa viene soffocata dai rovi.
Quando cerchiamo di possedere, smettiamo di ricevere. Il salmista ci mostra l'astuzia dell'empio: «Dio non è nulla». L'uomo che vuole tutto controllare finisce per escludere Dio dal proprio orizzonte. Credendo di ingrandire il proprio dominio, egli trasforma in realtà il suo terreno interiore in un deserto di pietre, impermeabile e sterile.
2. Il segreto messianico: la potenza del ritiro
Ma qual è la risposta di Gesù di fronte a questo complotto che si trama contro di lui? Egli non raduna un esercito; non comincia un dibattito teologico per dimostrare di aver ragione; il testo dice: «Gesù, saputolo, si allontanò di là». Questo gesto di ritiro è di una profondità teologica immensa. Non si tratta di una fuga per codardia, ma di un atto sovrano d'amore. Gesù rifiuta di entrare nella spirale della violenza e della rivalità, Egli protegge la sua missione. La potenza di Dio non si impone mai con la forza o con il fragore, ma agisce come il seme della domenica precedente, che cade in terra nella discrezione e nel silenzio.
Il dettaglio di questo racconto è che, in questo ritiro, le folle lo seguono ed Egli le guarisce tutte. La guarigione divina si compie in questo spazio preservato dal rumore del mondo. Ma Gesù «impose loro severamente de non svelarlo». Perché questo silenzio? È ciò che l'esegesi biblica chiama il segreto messianico, Gesù che rifiuta di essere confuso con un messia politico, un operatore di miracoli spettacolari che lusingherebbe l'orgoglio delle folle. Santa Teresa d'Avila ci avverte con tanta sapienza che non bisogna mai cercare la nostra sicurezza nelle lodi o nelle acclamazioni del mondo, perché il bacio del mondo è spesso ingannevole e simile a quello di Giuda. Gesù lo sa perfettamente: il successo mondano è un'illusione. Ecco perché Gesù sceglie la via dell'intimità e del segreto per toccare i cuori in profondità, là dove nessuno guarda, perché è lì, nel segreto dell'anima, che Dio ama lavorare e donarsi, e perché la nostra risposta sia un'adesione libera e non una fascinazione passeggera.
3. La tenerezza infinita del Servo
Per farci entrare nella comprensione di questo ritiro misterioso, l'evangelista Matteo cita il magnifico canto del Servo di Isaia: «Non contenderà, né griderà... Non spezzerà la canna incrinata, non spegnerà il lucignolo fumigante». Ecco l'identità profonda del nostro Dio. Quando siamo incrinati dalle prove, rovinati dai nostri stessi errori o peccati, Dio non viene a liquidarci, Egli non pone su di noi uno sguardo di condanna.
Laddove il mondo getta ciò che è rotto e sostituisce ciò che non brilla più, Gesù si china sulla nostra fragilità con una delicatezza infinita. Come scriveva san Giovanni della Croce, dove non c'è amore, metti amore e troverai amore: il Cristo non viene a spegnere la nostra povertà, viene a depositarvi il suo Spirito per riaccendere la nostra speranza. Il Servo guarisce attraverso la dolcezza, poiché è la sola forza capace di ammorbidire la durezza del nostro terreno per farvi germogliare la vita eterna. La nostra salvezza viene precisamente da questa tenerezza, questa dolcezza infinita di Dio. Se Dio agisse secondo i nostri criteri di forza e di giustizia puramente umana, chi di noi potrebbe sussistere? La sua giustizia è una giustizia che salva, che risolleva e che fa trionfare la vita.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
Oggi, il Vangelo ci invita a una conversione dello sguardo e dell'azione. Come reagiamo di fronte alle contrarietà, alle ingiustizie o alle aggressioni del nostro quotidiano? Siamo di quelli che progettano la vendetta dal fondo del loro letto, o scegliamo la dolcezza del Cristo? I testi della liturgia di oggi ci invitano ad apprendere almeno tre atteggiamenti:
Fare spazio al silenzio nella nostra vita. Prendiamo qualche minuto oggi per ritirarci dal rumore, dagli schermi e dalle agitazioni, e lasciamo che il Cristo visiti le nostre zone d'ombra.
Prendersi cura dei deboli. Individuiamo intorno a noi una «canna incrinata» – un collega scoraggiato, un membro della nostra famiglia ferito, un vicino isolato – e accostiamoci a lui con la delicatezza stessa del Servo.
Rinunciare alla giustificazione permanente. Accettiamo di non avere sempre l'ultima parola, di non cercare a tutti i costi di imporci. La verità non ha bisogno di grida per trionfare.
Preghiera
Signore Gesù, Servo mite e umile di cuore, vengo a depormi davanti a Te oggi con le mie povertà e le mie ferite. Tu conosci i momenti in cui il mio cuore assomiglia a una canna incrinata, stanco per le lotte della vita, e i giorni in cui la mia fede non è più che un lucignolo che si affievolisce.
Ti chiedo perdono per tutte le volte in cui ho cercato di impormi con la forza, con la parola tagliente o con la bramosia. Insegnami l'arte divina di ritirarmi nel silenzio del mio cuore per lasciare che Tu mi guarisca. Dammi di contemplarTi nella Tua dolcezza infinita, affinché la mia anima impari a cercare la sua pace solo in Te. Fa' di me uno strumento della Tua delicatezza con coloro che poni sulla mia strada oggi. Amen.





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