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L'arroganza dello strumento e la trasparenza del cuore

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

(Mercoledì, XV Settimana del Tempo Ordinario; S. Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa - Memoria)

Il Bambino Gesù addormentato sulla croce, Bartolomé Esteban Murillo
Il Bambino Gesù addormentato sulla croce, Bartolomé Esteban Murillo

Letture della Messa: Is 10, 5-7.13-16 ; Salmo 93/94 ; Mt 11, 25-27


La liturgia di questo mercoledì ci invita a prolungare la grande meditazione della domenica precedente, in cui Gesù nos parlava della parabola del seminatore, il granello della Parola che viene gettato in profusione, ma la cui fecondità dipende dalla qualità della nostra terra interiore. Ma perché la nostra anima sia una terra buona e fertile, capace di portare frutto al centuplo, vi è un ostacolo maggiore da sradicare: i rovi dell'autosufficienza e le pietre dell'orgoglio che impediscono al seme divino di germogliare in noi. I testi di oggi, di fatto, mettono precisamente in luce questo combattimento invisibile, dove da una parte abbiamo la follia di una potenza umana che si crede padrona do suo destino, mentre dall'altra abbiamo il sussulto di gioia di Gesù che celebra la ricettività pura dei piccoli, gli unici nei quali la Parola prende veramente radice.


1. L'illusione del controllo e l'arroganza dello scalpello

Nella prima lettura, il profeta Isaia ci presenta un'immagine piena di ironia e di verità psicologica: «…si vanta forse la scure contro chi maneggia? O si esalta la sega contro chi la muove?…». L'Assiria, questo impero dominatore e conquistatore, si gonfia d'orgoglio dimenticando una realtà tuttavia evidente: essa non è che uno strumento storico nelle mani del Signore. Il re d'Assiria diz nel suo cuore: «Con a forza della minha mano ho agito, e com a mia sapienza, perché sono intelligente.»

Questo testo illumina efficacemente il mistero del terreno sassoso, pieno di calcare di cui parlava il Vangelo della domenica precedente. La roccia, nel nostro cuore, è questa pretesa di voler essere l'origine e il padrone assoluto della nostra vita. È qui la trappola fondamentale della condizione umana: la tentazione di credere che la nostra forza, la nostra intelligenza o i nostri successi siano proprietà private. L'esegesi del termine ebraico utilizzato qui per la sapienza dell'Assiria è «arum» (עָרוּם), che evoca un'abilità puramente tecnica, un'intelligenza calcolatrice; è l'«astuzia» di colui che crede di aver capito il meccanismo del mondo e che, per calcolo, pensa di poter fare a meno della grazia. Dunque, non appena i nostri progetti hanno successo, attribuiamo a noi il merito esclusivo di questa armonia, ed è allora che diventiamo come quel pezzo di legno che immagina «muovere la mano che lo brandisce, come se fosse il legno a brandire l'uomo». Questa arroganza è un terreno impermeabile dove il seme di Dio non può penetrare in profondità. Caricandoci del peso di essere i nostri propri creatori, ci condanniamo a un'aridità spirituale, poiché nessuna vita vera può germogliare sulla pietra dell'autosufficienza.


2. Il paradosso della vera conoscenza

Nel Vangelo, Gesù fa capovolgere tutta la nostra logica umana con una preghiera di lode che è una vera rivoluzione, perché Gesù rende grazie al Padre per il fatto che i misteri del Regno sono nascosti ai «dotti e ai sapienti» e rivelati ai «piccoli». Per ben comprendere questo testo, bisogna cogliere una sfumatura esegetica essenziale: in greco, la parola utilizzata per i piccoli è népios (νήπιος), il che significa letteralmente coloro che non parlano ancora, i lattanti. Al contrario, i dotti sophos (σοφός) e i sapienti synetos (συνετός) designano coloro che sono pieni dei propri concetti, coloro la cui mente è saturata dalle proprie certezze.

Dio non ha, ovviamente, alcun disprezzo per l'intelligenza umana, Egli ne è la sorgente! Ciò che Gesù indica con il dito è questa chiusura del cuore che accompagna spesso il sapere. Il «dotto» secondo il mondo è come il suolo calpestato del bordo della strada: la sua mente è talmente compatta che nessuna novità può entrarvi. Il piccolo, il nepios, è la buona terra per eccellenza: essere piccoli non significa essere infantili o immaturi, significa essere in uno stato di ricettività totale e di santa dipendenza. San Giovanni della Croce esprimeva questo mistero spiegando che per giungere a sapere tutto, bisogna voler sapere nulla. San Bonaventura, che onoriamo oggi, incarna magnificamente questa alleanza; di fatto, egli è una mente di un'erudizione immensa che, tuttavia, si inginocchiava davanti al crocifisso confessando che tutta la sua scienza non era nulla accanto all'amore di Cristo. La teologia e la riflessione, se perdono lo spirito d'infanzia, cessano di accogliere la Parola e diventano un idolo sterile.


3. La rivelazione come una relazione ricevuta

Gesù prosegue e ci dà la chiave di volta della nostra fede: «Nessuno conosce il Padre se non il Filho, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.» Nel linguaggio biblico, il verbo conoscere (epighinóskoἐπιγινώσκω) non indica una semplice assimilazione di informazioni o di dogmi intellettuali; conoscere significa entrare in un'intimità profonda, condividere la vita dell'altro, farsi uno con lui. Dunque, il dramma dei dotti dell'Assiria o dei farisei è che essi approcciano la verità come un bottino da saccheggiare, un territorio da conquistare con le loro sole forze.

Ora, la Verità non si possiede, essa si riceve nell'umiltà di una relazione. Il Figlio unico não ci trasmette un corso su Dio, ma ci introduce nella sua propria dinamica filiale, condivide con noi il suo sguardo sul Padre. Per ricevere questa rivelazione, bisogna accettare di lasciare la presa, non voler più tutto controllare o tutto giustificare con i nostri soli meriti. È qui che la parabola del seminatore di domenica trova il suo compimento: il seme porta frutto là dove l'uomo accetta di ser semplicemente il ricettacolo della grazia. Dio non si lascia catturare dai nostri ragionamenti, ma Si dona all'anima che si riconosce povera, che si lascia lavorare come una terra duttile sotto la mano del Seminatore.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

L'orgoglio e la sufficienza sono i rovi invisibili che soffocano la presenza di Dio in noi e ci privano della sua pace. Oggi siamo invitati a esaminare con molta dolcezza e lucidità la terra del nostro cuore, individuando quei momenti segreti in cui agiamo come lo scalpello di Isaia: quali sono i momenti di tensione in cui crediamo che tutto dipenda dalle nostre sole forze, o i momenti di chiusura in cui rifiutiamo di lasciarci spostare?

Applicazione pratica: Lungo tutta questa giornata, di fronte a ogni compito complesso, ogni imprevisto o ogni successo, fate una pausa interiore di un secondo e praticate l'esercizio del distacco. Dite interiormente: «Signore, io non sono che lo strumento, la terra che Tu coltivi. Sei Tu che doni la crescita.» Accettate di non avere il controllo su tutto, lasciate che la Parola guidi le vostre reazioni e osate vivere questa giornata con l'abbandono di un bambino che si sa profondamente custodito dal suo Padre.


Preghiera

Padre, Signore del cielo e della terra, Ti benedico e Ti rendo grazie oggi per la mia stessa povertà e i miei limiti. Perdono per tutte le volte in cui ho lasciato che il mio cuore si indurisse come una roccia o si ingombrasse di certezze orgogliose, rifiutando di lasciare che la Tua Parola portasse il suo frutto. Guariscimi da questa illusione estenuante di voler tutto controllare e tutto riuscire con le mie sole forze.

Dammi, Signore, questo cuore di piccolo, questa terra buona, duttile e disponibile, che sa ricevere la Tua grazia senza resistenza. Per mezzo del Tuo Figlio Gesù, introducimi nella Tua intimità santa. Che il Tuo Spirito Santo spezzi in me ogni sufficienza e ari la mia anima, affinché io possa camminare oggi nella gioia semplice di coloro che si lasciano condurre e amare da Te. Amen.

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Su di me

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Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

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