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Il sonno di Dieu e il risveglio della nostra fede

  • 29 giu
  • Tempo di lettura: 5 min

(Martedì, XIII Settimana del Tempo Ordinario)

Cristo nella tempesta sul mare di Galilea, di Rembrandt nel 1633
Cristo nella tempesta sul mare di Galilea, di Rembrandt nel 1633

Letture della Messa: Am 3, 1-8 ; 4, 11-12 ; Salmo 5 ; Mt 8, 23-27


La vita spirituale assomiglia spesso a una traversata marittima che pensavamo pacifica per il semplice pretesto di essere imbarcati con Gesù, ma il Vangelo di oggi viene a spezzare questa illusione confortevole. Seguire il Cristo non ci risparmia dalle tempeste e, talvolta, sembra persino condurvici direttamente. Domenica scorsa, il Signore ci avvertiva con forza: chi non prende la sua croce non è degno di lui. E si rischia di rimanere su un'esigenza teorica, quasi astratta; ma oggi passiamo dalla teologia alla prova esistenziale. Di fatto, nella prima lettura, Amos ci ricorda che Dio parla attraverso le crisi della storia, e il Vangelo ci immerge nel concreto di una barca che imbarca acqua. È qui, quando il legno scricchiola, che comprendiamo cosa significhi concretamente perdere la propria vita per salvarla.


1. Il ruggito degli eventi e l'appello di Amos

Il profeta Amos comincia con una parola paradossale che scuote la nostra visione di una religione comoda, confortevole. Nella sua profezia, Dio ricorda la sua alleanza, ma questa vicinanza non si traduce in un privilegio di impunità; tutt'altro. Pensiamo spesso – in modo molto infantile – che se preghiamo e seguiamo il Signore, la nostra vita debba essere un lungo fiume tranquillo, tutto andrà bene… ma in effetti questo è l'inganno di un cristianesimo contrattuale: io ti do la mia pietà, tu mi dai la sicurezza.

Amos usa immagini di causa ed effetto da una logica implacabile: «Ruggisce il leone nella foresta, se non ha una preda? (…) Si slescia la trappola dal suolo, se non ha preso nulla?» Attraverso queste metafore, il profeta vuole farci comprendere che le crisi della storia e delle nostre vite personali non sono incidenti assurdi, sono segnali, allarmi! Quando il nostro comfort è scosso, è Dio che ci risveglia dal nostro torpore. In effetti, Dio non cercherebbe mai di distruggerci; ma perché è un Padre, perché ci ama, Egli farà ciò che serve per spezzare le nostre false sicurezze. In seguito, la conclusione del testo di Amos di oggi è un grido di urgenza: «…ecco come ti tratterò, Israele! …preparati a incontrare il tuo Dio». Pertanto, la tempesta non è una punizione, essa è il luogo di un appuntamento spogliato di ogni artifizio.


2. Il Cristo dorme: la prova del silenzio divino

Entriamo ora nella barca con i discepoli. Il testo nota un dettaglio cruciale: «i suoi discepoli lo seguirono.» Essi sono nell'obbedienza, hanno compiuto la scelta radicale richiesta domenica scorsa. E tuttavia, la tempesta scoppia: «Ed ecco, levossi in mare una tempesta così grande che la barca era coperta dalle onde.» È l'esperienza della sommersione esistenziale, quel momento preciso in cui i nostri problemi, le nostre malattie, le nostre rotture o i nostri dubbi diventano più grandi della nostra capacità di farvi fronte… affondiamo.

E in mezzo a tutti questi problemi, cosa fa Gesù? Dorme. Questo sonno di Cristo è una delle pagine più provocatorie del Vangelo, poiché tocca la nostra ferita più viva: il sentimento dell'assenza o dell'indifferenza di Dio di fronte alla nostra sofferenza. Perché dorme? Perché è em perfetta comunione con il Padre, in una fiducia assoluta che non teme il caos. E la buona notizia è che il sonno di Gesù non è indifferenza, ma un invito a entrare nella sua stessa pace. Ma per i discepoli – e spesso anche per noi –, questo silenzio è insopportabile. Ma se riflettiamo bene, possiamo constatare che il problema dei discepoli é che misurano la situazione alla dimensione delle loro onde e non alla dimensione della presenza di Colui che è con loro. Di fatto, il loro grido, «Signore, salvaci! Siamo perduti», è una mescolanza di preghiera autentica e di panico totale: credono nella Sua potenza, ma dubitano della Sua sollecitudine.


3. Dalla paura al timore sacro: il miracolo della fiducia

La reazione di Gesù è sorprendente, perché prima ancora di calmare gli elementi, si rivolge ai suoi discepoli: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Il sistema di diagnosi del Signore è diretto: il contrario della fede non è l'incredulità intellettuale, è la paura che paralizza e che isola. Aver poca fede significa pensare che la nostra distruzione sia più probabile della salvaguardia di Dio; significa guardare la tempesta dimenticando chi è nella barca. E, se vogliamo, qui risuona l'eco della domenica precedente: per trovare la propria vita, bisogna accettare di perderla, cioè metterla nelle mani di qualcun altro, accettare di non controllare più tutto.

«Allora, levatosi, minacciò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.» L'esegesi di questo brano ci mostra che Gesù usa gli stessi termini che negli esorcismi, Egli reprime il caos originario, le forze di divisione e di morte che tentano di inghiottire l'uomo. Lo stupore che afferra i testimoni cambia natura: «Quegli uomini rimasero stupiti e dicevano: “Chi è mai costui, al quale anche i venti e il mare obbediscono?”» Essi passano da una paura di panico a un timore religioso, un'ammirazione sacra. La tempesta ha compiuto la sua missione educativa: ha permesso ai discepoli di passare da un Gesù maestro spirituale a um Gesù Signore, maestro di tutto. Hanno scoperto che la sua presenza nel silenzio è più solida del furente scatenarsi del mondo.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La Parola di questo giorno ci rimette davanti alla realtà della nostra barca esistenziale. Se vogliamo che questa meditazione porti frutto fin da oggi, dobbiamo lavorare almeno su due atteggiamenti:

  • Individuare la nostra tempesta attuale: Qual è l'ambito della mia vita (professionale, familiare, interiore) que mi dà attualmente l'impressione di affondare e dove ho il sentimento che Dio dorma? Nominiamo questa paura chiaramente per non lasciarla paralizzarci.

  • Cambiare sguardo sul silenzio: Invece di vivere il silenzio di Dio come un abbandono, decidiamo oggi di abitarlo attraverso l'atto di fede. Quando l'angoscia sale, ricordiamoci che il primo ad avere interesse in queste situazioni è Dio stesso, perché noi Gli apparteniamo ed Egli è dentro la barca. Perdere il controllo significa lasciare che Gesù prenda i comandi. Ripetiamo semplicemente questa formula breve: Signore, Tu sei qui, io mi confido in Te. Smettiamo di batterci contro le onde con le nostre sole forze umane e lasciamo che la sua pace prenda il cambio.


Preghiera

Signore Gesù, confesso che amo la tranquillità e che vado in panico non appena le onde della vita cominciano a coprire la mia fragile barca. Domenica scorsa, Tu mi chiedevi di PreferirTi a tutto e di prendere la mia croce, e oggi, di fronte al primo colpo di vento, tremo già, e spesso Ti rimprovero il Tuo silenzio non appena la tempesta si leva. Perdona la mia mancanza di fede e la mia propensione a credere che il male abbia l'ultima parola.

Oggi ascolto il grido do profeta Amos che mi chiede di prepararmi a incontrarTi. Non voglio più fuggire le crisi della mia esistenza, ma voglio vedervi il luogo in cui Tu mi attendi per purificare il mio attaccamento. Vieni a visitare le mie paure segrete, le mie ansie di fronte al futuro e i miei sentimenti di abbandono.

Anche se Tu sembri dormire nella mia vita, dammi la grazia di sapere che la Tua sola presenza basta a custodirmi dal naufragio. Di piedi al cuore delle mie tempeste, pronuncia la Tua parola di pace, calma le mie agitazioni interiori e rinsalda la mia fede affinché io possa testimoniare, davanti a un mondo ansioso, che Tu sei il Signore che comanda ai venti e al mare. Amen.

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Su di me

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Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

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