La perfezione du Padre: il salto della grazia di fronte all'abisso dell'odio
- 15 giu
- Tempo di lettura: 6 min
(Martedì, XI Settimana del Tempo Ordinario)

Letture della Messa: 1 Re 21, 17-29 ; Salmo 50/51 ; Mt 5, 43-48
L'esperienza umana è spesso segnata dalla ricerca di una giustizia aritmetica e proporzionale. Amiamo ciò que ci è familiare, difendiamo il nostro territorio e rispondiamo intuitivamente all'aggressione con un atteggiamento di legittima difesa o di rappresaglia. Eppure, la Parola di Dio, nella liturgia di oggi, ci immerge nel cuore di una rottura totale com questa logica di reciprocità. Domenica scorsa, la Parola ci ricordava l'immensità della compassione divina, questo sguardo di Cristo che vede le nostre stanchezze e ci raccoglie: é proprio sotto la luce di questa stessa gratuità divina che dobbiamo accogliere i testi di oggi. La storia tragica di Acab – della prima lettura – incontra il comandamento più paradosso e più esigente di Gesù: amare i nostri nemici. Questa esigenza non è un moralismo in più, ma un invito pressante a entrare nella logica stessa del Regno, laddove la giustizia umana si lascia superare e trasfigurare dalla perfezione del Padre.
1. La rottura del peccato e il capovolgimento della coscienza
Il racconto del primo libro dei Re mostra il decesso di un dramma spirituale profondo. Il re Acab ha ceduto al capriccio, alla concupiscenza e all'omicidio per impadronirsi della vigna di Nabot. Il male commesso non è rimasto nascosto, e la Parola di Dio, che sembrava assente ieri, ora si rivela. In effetti, quando il profeta Elia sorge, egli agisce come la voce della coscienza addormentata. Le parole che pronuncia sono di una violenza apparente terribile, ma portano in sé la verità nuda dell'atto compiuto: «hai commesso un omicidio e ora prendi possesso».
La reazione di Acab è sorprendente e ci insegna qualcosa di essenziale sulla natura umana. Di fronte al giudizio di Dio, il re non si indurisce: si straccia le vesti, si copre di sacco, digiuna e cammina a passo lento. Questo comportamento esprime un crollo dell'orgoglio, una presa di coscienza della gravità della sua colpa, e Dio, che scruta i cuori, percepisce immediatamente la verità di questa umiliazione. La misericordia divina afferra la minima fessura nella corazza del nostro peccato per infondervi il perdono. Il Salmo di oggi fa eco a questo atteggiamento chiedendo una purificazione totale: «lavami tutto intero dalla mia colpa». La giustizia divina non è una vendetta, essa cerca sempre di suscitare un cammino di vita laddove l'uomo aveva seminato la morte. Ma diciamo tutto senza nulla nascondere: poiché siamo ancora nell'Antico Testamento – la Pasqua, la Passione di Gesù Cristo non è ancora arrivata –, il male commesso esige il suo salario, ed ecco perché il testo finisce dicendo: «non manderò la sciagura durante la sua vita; manderò la sciagura sulla sua casa durante il regno del suo figlio.»
2. Superare la logica della reciprocità umana
Passando ora al Nuovo Testamento, all'Inviato del Padre per vincere il male e manifestare la totalità dell'Amore di Dio, abbiamo Gesù che prende atto della sapienza antica che consisteva nell'amare il prossimo e odiare il nemico. Questa visione non era necessariamente perversa, perché in realtà rifletteva semplicemente il funzionamento naturale delle relazioni umane e delle solidarietà tribali: si proteggono i propri, si diffida degli altri; è la giustizia del "toma là, dà cá". Ma Gesù fa una dichiarazione solenne: «Ma io vi dico: amate i vostri nemici».
Pronunciando queste parole, il Cristo spezza la circolarità del cuore umano: se amiamo solo quelli che ci amano, se salutiamo solo i nostri fratelli, rimaniamo in uma forma di egoismo condiviso, e qui Gesù ci lancia una provocazione notevole: «...che cosa fate di straordinario?». Perfino i peccatori e i pagani agiscono in questo modo. La vita cristiana comincia precisamente laddove la natura si ferma e dà spazio alla grazia per prendere il sopravvento. Il nemico non è solo colui che ci persegue fisicamente; è anche colui che ci disturba, colui che infrange il nostro comfort spirituale o che ci ferisce con i suoi atteggiamenti. Amare il nemico non significa provare per lui un sentimento di simpatia naturale, il che sarebbe impossibile, ma volere il suo bene, pregare per la sua salvezza e rifiutare di ridurlo alla colpa che ha commesso nei nostri confronti.
3. Diventare figli attraverso l'imitazione del sole di Dieu
Il fondamento teologico di questa radicale esigenza si trova nell'essere stesso di Dio, e in effetti Gesù ci invita all'amore dei nemici per essere davvero i figli del Padre nostro che è nei cieli. La filiazione divina non si decreta in modo astratto ma si verifica attraverso una somiglianza nel comportamento quotidiano. Dio «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.»
La natura stessa porta l'impronta di questa generosità universale non meritata. Il sole non sceglie i volti che illumina, la pioggia non seleziona i campi che irriga… Dio non condiziona il suo amore alla nostra fedeltà, Egli ama! Ed è questa sovrabbondanza originale che deve diventare la misura del nostro stesso agire; il cristiano (altro Cristo) è chiamato a diventare un canale di questa tenerezza universale. Quando preghiamo per coloro che ci perseguitano, cessiamo di essere le vittime del loro odio per diventare gli strumenti della loro redenzione; è in questo modo che introduciamo in un mondo ferito dalla vendetta una logica totalmente nuova, quella della gratuità assoluta.
4. La perfezione evangelica come pienezza dell'amore
La conclusione di questo brano è spesso malcompresa e suscita spavento: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Se comprendiamo la perfezione nel senso moralizzatore o tecnico di un'assenza totale di difetti, siamo condannati allo scoraggiamento. Ma nel linguaggio di san Matteo, la perfezione designa la pienezza di un cuore che non si divide, un cuore che ama senza porre condizioni né frontiere.
La perfezione del Padre è l'universalità della sua misericordia. Essere perfetti como il Padre è amare con la stessa larghezza, la stessa altezza e la stessa profondità che Lui. San Giovanni della Croce – e abbiamo già avuto l'occasione di citarlo altre volte –, ci ricorda con profondità che «laddove non c'è amore, mettete amore e trarrete amore». È precisamente il salto della fede a cui Gesù ci invita. Si tratta di non attendere più che l'altro cambi per cominciare ad amarlo, ma di saturare lo spazio del nostro quotidiano con questa carità divina che è stata riversata nei nostri cuori dallo Spirito Santo. È l'unica via perché la nostra vita quotidiana diventi veramente teologale.
Conclusione e applicazione pour la nostra giornata
La liturgia di oggi ci spinge a esaminare la qualità delle nostre relazioni quotidiane: è facile essere cortesi con coloro che ci apprezzano, ma come reagiamo di fronte alla contraddizione, alla critica o all'indifferenza? La trappola sarebbe voler compiere questo comandamento con le nostre sole forze, il che ci condurrebbe all'ipocrisia o all'esaurimento.
Oggi scegliamo deliberatamente una persona con cui la corrente scorre difficilmente, o qualcuno che ci ha ferito di recente. Non cerchiamo di provare grandi sentimenti, ma poniamo un atto concreto: preghiamo sinceramente per lei nel segreto del nostro cuore, affidiamo la sua vita ao Signore e, se si presenta l'occasione, rivolgiamole un saluto o un gesto di benevolenza disarmante: se lo accoglie, il male sarà spezzato per entrambi; se non lo accoglie, almeno voi avete preso l'iniziativa e in voi il male sarà spezzato, e continuerete a pregare per quella persona lì. Lasciamo che la grazia spezzi le nostre logiche di chiusura per permettere al sole del Padre di risplendere attraverso i nostri atti.
Preghiera
Signore Gesù,
Guarda la povertà del mio cuore e la facilità con cui mi ripiego sulle mie certezze e sulle mie simpatie naturali. La Tua parola di oggi mi scuote e mi mostra quanto sono ancora lontano dalla libertà dei figli di Dio. Ti chiedo la grazia di donarmi un cuore largo, capace di superare le offese e le meschinità della vita quotidiana.
Insegnami a pregare per coloro che non mi amano, per coloro che mi criticano o che mi rifiutano. Non permettere che il male degli altri detti la mia condotta o spenga la gioia del tuo Spirito in me. Che il tuo amore gratuito, che mi ha ricercato quando ero ancora peccatore, diventi la sola misura delle mie relazioni. Rendi il mio cuore simile al tuo, perché la mia vita testimoni, non fosse che un poco, della perfezione e della tenerezza del Padre celeste. Amen.





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