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L'arte di stare in piedi nella tempesta

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

(Martedì, XV settimana del Tempo Ordinario)

Cristo che piange su Gerusalemme, 1851, Ary Scheffer
Cristo che piange su Gerusalemme, 1851, Ary Scheffer

Letture della Messa: Is 7, 1-9 ; Salmo 47/48 ; Mt 11, 20-24


La domenica precedente, la liturgia ci avvertiva contro il pericolo di un cuore superficiale, quel terreno sassoso in cui la Parola spunta rapidamente sotto l’effetto di un fervore passeggero, ma si spegne non appena sopravviene il calore della prova perché manca di radici profonde. Ieri ancora, il Vangelo introduceva la spada della verità per tagliare le nostre false paci interiori. Oggi, le letture ci fanno compiere un passo in più in questa scuola della profondità: di fronte alle minacce storiche che scuotono il re Acaz o di fronte ai rimproveri severi che Gesù rivolge alle città della Galilea, scopriamo uma verità fondamentale: scoprire che il nostro vero dramma non è l'intensità della tempesta esterna, ma il nostro rifiuto di radicarci in Cristo.


1. Il panico del cuore senza radici

Il testo di Isaia ci immerge nel cuore di una crisi geopolitica maggiore. Il piccolo regno di Giuda vede Gerusalemme accerchiata da una coalizione temibile: il regno d'Israele (il regno del Nord) e quello di Aram (la Siria). Il piano degli aggressori è semplice: rovesciare il re Acaz per insediare al suo posto un sovrano docile, capace di unirsi a loro nella guerra contro l'orco assiro. Di fronte a questa minaccia asfissiante, la Bibbia usa un'immagine di una forza psicologica dirompente: «Allora il cuore del re e o cuore del suo popolo furono scossi come i alberi della foresta sono scossi dal vento.»

È il ritratto esatto del panico e dell'ansia che ci sommergono non appena i nostri appoggi visibili vengono meno. Quando le nostre sicurezze ordinarie — la salute, le finanze, una relazione o un progetto di vita — cominciano a vacillare, diventiamo precisamente come quegli alberi agitati dalla tempesta. La mente presa dalla paura ci fa dimenticare che le nostre radici profonde non dipendono dalle circostanze esterne, ma da Colui che tiene la storia tra le sue mani.

Il profeta Isaia è inviato incontro al re con una consegna sorprendente: «Desti calmo, non temere, il tuo cuore non si smarrisca». Umanamente è una follia: come restare calmi quando il nemico è alle porte? Ecco dunque che Isaia introduce lo sguardo di Dio sulla storia: questi re che terrorizzano Acaz non sono per Dio che due pezzi di tizzoni fumanti, come ci dice il testo; fanno molto fumo, impressionano, ma non hanno più fuoco, sono già consumati. Il problema del re Acaz è che guarda alla potenza dei suoi nemici invece di guardare alla fedeltà del suo Dio. La nostra ansia è quasi sempre il sintomo di uno sguardo fisso sul problema piuttosto que sulla Promessa; vale a dire, si presenta sempre a Dio la dimensione dei nostri problemi invece di presentare ai nostri problemi la grandezza del nostro Dio.


2. Credere per resistere: il segreto della stabilità

È in questo contesto che Isaia pronuncia questa frase che è una delle più belle definizioni della fede di tutto l'Antico Testamento: «Se non crederete, non potrete sussistere.» In ebraico vi è un gioco di parole intraducibile ma magnifico basato sulla radice amân (אָמֵן), che ha dato origine alla nostra parola Amen. Il profeta dice letteralmente: Im lo taaminou, ki lo teamenou (אִ֚ם לֹ֣א תַאֲמִ֔ינוּ כִּ֖י לֹ֥א תֵאָמֵֽנוּ׃ ס),, che tradotto sarebbe: «Se non vi appoggiate su Dio, non sarete stabili».

La Fede, nella Bibbia, non è una semplice adesione intellettuale a verità astratte o un sentimento pio, no! La Fede è il gesto concreto di porre tutto il peso della propria esistenza su qualcuno di solido. È l'atteggiamento del lattante che si abbandona nelle braccia di sua madre, o dello scalatore che si fida della sua corda.

Se rifiutiamo questo ancoraggio, passiamo la nostra vita a cercare sostegni/stampelle umane, alleanze politiche o psicologiche per rassicurarci. Ma chi conosce già la storia sa bene che il re Acaz finirà per rifiutare la fiducia in Dio per allearsi con l'altro nemico, i temibili Assiri, introducendo così il lupo nell'ovile. La sapienza biblica vuole farci comprendere che ogni volta che scegliamo di risolvere le nostre paure con compromessi mondani piuttosto che con la fiducia radicale in Dio, prepariamo la nostra rovina: la Fede è il solo suolo che non manca sotto i nostri piedi.


3. Il paradosso dell'indifferenza davanti ai miracoli

Questa mancanza di fede e di ancoraggio profondo prende un volto ancora più tragico nel Vangelo, dove Gesù pronuncia invettive di una severità inaudita contro Corazin, Betsaida e Cafarnao. Cosa hanno fatto di così orribile per meritare di essere paragonate a Sodoma, il simbolo biblico della perversione? Nulla, per l'appunto, non hanno fatto nulla: non hanno perseguitato Gesù, non lo hanno scacciato… Di fatto, hanno semplicemente assistito ai suoi miracoli, hanno ascoltato i suoi insegnements, hanno trovato tutto ciò ammirevole... e hanno continuato la loro vita come prima, senza che nulla cambiasse.

In realtà, Cafarnao era diventata la città stessa di Gesù, il luogo del suo quotidiano, là dove la manifestazione della sua divinità era diventata abituale, ed è precisamente questo il problema. Di fatto, il grande pericolo delle persone pie, dei familiari della religione, è l'abitudine: ci si abitua alla grazia, ci si abitua alla Messa, ci si abitua alla Parola di Dio… Allora l'azione quotidiana di Dieu, i miracoli, diventano eventi banali che divertono la nostra curiosità ma non toccano più il nostro cuore… La peggiore delle chiusure spirituali non è la rivolta, ma l'indifferenza delle persone sistemate; Tiro, Sidone e Sodoma, se avessero visto ciò che Cafarnao ha visto, «queste città, un tempo, si sarebbero convertite sotto il sacco e la cenere», segni di una conversione radicale. Il rimprovero di Gesù, dunque, è un appello pressante a uscire dal nostro sonnambulismo spirituale; la profusione di grazie che riceviamo impegna la nostra responsabilità.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La Liturgia di oggi ci offre l'occasione di compiere una scelta consapevole. Nel nostro quotidiano, siamo inevitabilmente confrontati con piccoli o grandi venti contrari che tenteranno di scuotere il nostro cuore. La Parola di Dio ci invita a non cercare la salvezza in agitazioni sterili o consolazioni superficiali, perché in realtà stare in piedi non dipende dall'assenza di difficoltà, ma dalla qualità della nostra Fede. Oggi, di fronte a una situazione che mi inquieta o mi irrita, posso decidere di fermarmi, di pronunciare un Amen consapevole e di dire: «Signore, non so come le cose si risolveranno, ma scelgo di appoggiarmi su di Te.» Non lasciamo che la grazia di questa giornata diventi solo un'ennesima vana abitudine.


Preghiera

Signore Gesù, il mio cuore è così spesso come gli alberi della foresta, agitato e terrorizzato dai venti dell'inquietudine e dalle minacce della vita quotidiana. Riconosco che ho spesso cercato di costruirmi delle fortezze di illusioni, appoggiandomi sulle mie sole forze o su sicurezze fragili che finiscono sempre per deludermi.

Oggi voglio ascoltare il Tuo invito a custodire la calma e a non perdere il cuore. Ti chiedo la grazia di una fede autentica, quella che non chiede miracoli per divertirsi, ma che si abbandona umilmente alla Tua volontà. Guariscimi dall'indifferenza e dalla tiepidezza che mi fanno guardare i Tuoi benefici senza che la mia vita cambi. Vieni a scavare in me queste radici profonde che mi permetteranno di attraversare tutte le tempeste, con gli occhi fissi su di Te, mia sola cittadella incrollabile. Amen.

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Su di me

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Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

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