L'arte di abitare il presente: dall'angoscia della possessione alla fiducia dei figli
- 19 giu
- Tempo di lettura: 5 min

(Sabato, XI Settimana del Tempo Ordinario)
Letture della Messa: 2 Cr 24, 17-25 ; Salmo 88/89 ; Mt 6, 24-34
La vita umana è una ricerca permanente di sicurezza. Spendiamo un'energia infinita a costruire bastioni attorno alle nostre esistenze, ad accumulare garanzie per il futuro, come se potessimo dominare il tempo e gli eventi. Ma l'esperienza ci mostra che più cerchiamo di controllare tutto, più l'angoscia cresce. La liturgia di questo sabato della 11ª settimana del Tempo Ordinario ci pone davanti a un'alternativa radicale che tocca il centro della nostra libertà: di fatto, la liturgia ci invita a passare da un'esistenza frammentata dalla paura del domani a una vita unificata dalla certezza di essere amati. Custodendo in memoria lo spirito di gratuità che guidava la nostra riflessione la domenica precedente, comprendiamo che la fiducia non è una dimissione, ma l'atto più alto della nostra libertà.
1. La caduta di Joas o il dramma del cuore diviso
La prima lettura ci mostra la fine tragica del re Joas. La sua storia, cominciata nella luce e nella protezione del Tempio, si conclude nell'infedeltà e nel sangue. Alla morte del sacerdote Ioiadà, suo mentore spirituale, Joas ascolta i principi di Giuda e abbandona la casa del Signore per gli idoli. Questo capovolgimento non è un semplice errore politico, è il dramma di un cuore instabile, che non era profondamente ancorato. Non appena il suo supporto, il suo appoggio umano gli viene tolto, Joas cerca altri padroni, idoli che promettono uma sicurezza immediata ma fittizia. Giunge persino ad assassinare Zaccaria, il figlio del suo benefattore, il sacerdote Ioiadà, che cercava di ricondurlo alla verità.
Il castigo di Joas, morto sul suo letto per il complotto dei suoi stessi servi, mette in luce una legge spirituale fondamentale: quando abbandoniamo la sorgente della nostra vita, diventiamo schiavi delle nossas stesse sicurezze. Joas ha creduto che servendo gli idoli e alleandosi con i poteri del momento avrebbe consolidato il suo trono, ma ha finito per perdere a sua dignità, il suo regno e la sua vita. Il suo percorso illustra perfettamente ciò che Gesù denuncia nel Vangelo di oggi: non si può giocare su due tavoli, perché un cuore diviso finisce sempre per distruggere se stesso.
2. L'alternativa radicale: Dio o il Denaro
Nel Vangelo, Gesù pone la diagnosi di questa divisione interiore con una chiarezza quasi chirurgica: «Nessuno può servire due padroni…». Il Cristo usa la parola μαμωνᾷ (mamonà), traslitterata dall'aramaico Mammon (personificazione di Mammon, il dio siriano delle ricchezze, denaro) tradotta con il Denaro, ma che designa più ampiamente l'accumulo, il possesso, tutto ciò su cui l'uomo ripone la propria fiducia al di fuori di Dio. L'analisi biblica mostra che Gesù non parla qui di una semplice gestione dei nostri portafogli, ma di un atteggiamento religioso, perché il Denaro si presenta come un dio concorrente, promettendo la sicurezza, l'autonomia, il controllo sul futuro…, cioè esattamente ciò che solo Dio può offrire.
Servire il Denaro significa entrare in una logica di calcolo permanente in cui l'altro, il prossimo, diventa uma minaccia o uno strumento; questa inquietudine per i beni materiali tradisce spesso una crisi di fede nella paternità di Dio. Gesù non ci chiede di ignorare i nostri bisogni legittimi, ma di rifiutare che questi bisogni diventino il centro di gravità della nostra anima: se la nostra vita è appesa a ciò che possediamo, cessiamo di essere figli per diventare i custodi ansiosi delle nostre stesse casseforti.
3. La pedagogia degli uccelli e dei gigli: la grazia del momento presente
Per guarire il nostro sguardo malato, Gesù ci invita a una contemplazione concreta della creazione: «Guardate gli uccelli del cielo… Osservate come crescono i gigli del campo». Non è un invito alla pigrizia, ma una lezione di realismo spirituale. Di fatto, gli uccelli volano, i gigli crescono, si vede che compiono la loro natura senza essere rosi dall'ansia dello stoccaggio. E Gesù allora pone questa domanda piena di buon senso: «Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un'ora sola alla sua vita?» La lezione è di svegliarci alla realtà che l'inquietudine è totalmente sterile, essa non risolve nulla, non fa che rubare la gioia del presente.
Il segreto di una vita liberata risiede in questa priorità assoluta: «Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». Cercare il Regno significa conformare la nostra volontà a quella del Padre, significa accogliere ogni giorno come un dono e non como una proprietà. Gesù conclude questo discorso con una parola di immensa sapienza umana: «…a ciascun giorno basta la sua pena». Dio ci dà la grazia minuto per minuto, mai in anticipo. E ciò che Dio fa significa realismo! Siamo sinceri con noi stessi: noi non siamo dei, non possiamo portare da soli il peso del domani!
L'angoscia del domani è una proiezione immaginaria che ci priva della forza necessaria per portare la croce di oggi. Ovviamente possiamo e abbiamo persino bisogno di progettare il nostro futuro, di sognare un buon futuro e, se necessario, combattere per um buon futuro…, ma non c'è futuro senza vivere intensamente il presente! Vivendo con intensità il presente con Dio, scopriamo che la Provvidenza non è un concetto astratto, ma la Presenza di un Padre che sa di quali cose abbiamo bisogno.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
La Parola di Dio ci scuote e ci propone un cammino di semplificazione interiore per spezzare il cerchio dell'ansia. Per incarnare questa Parola oggi, possiamo porre almeno due scelte molto concrete:
Individuiamo l'inquietudine precisa che ci rode lo spirito oggi (una pratica, una fattura, una relazione tesa). Prendiamo la decisione consapevole di depositarla nelle mani del Padre, ripetendo interiormente: "Tu sai di cosa ho bisogno".
Fermiamoci alcuni minuti nel corso della giornata para guardare la natura, un albero, il cielo, o semplicemente per respirare profondamente. Utilizziamo questo momento per tornare al presente e ringraziamo Dio per la vita ricevuta in questo istante preciso.
Preghiera
Signore Gesù, Tu vedi quanto il mio cuore sia pronto a inquietarsi e a cercare assicurazioni contro l'incertezza dell'esistenza. Perdona le mie mancanze di fede, quei momenti in cui mi comporto come se fossi orfano, dimenticando che il mio Padre celeste veglia sul più piccolo uccello del cielo.
Liberami dalla tirannia del domani, da questo bisogno di tutto prevedere e di tutto accumulare che mi rende indisponibile alla Tua grazia presente. Purifica il mio sguardo perché io sappia contemplare la bellezza gratuita del mondo e agirvi riconoscendo il segno della Tua tenerezza vigilante.
Dammi la forza di cercare anzitutto il Tuo Regno e la Tua giustizia. Che la mia sola vera ambizione sia AmarTi e servirTi nei miei fratelli. Ti affido questa giornata con le sue gioie e le sue pene; che sia vissuta nella pace della Tua presenza, unificata sotto il Tuo solo sguardo. Amen.





Commenti