Il segreto del centuplo: quando perdere diventa un guadagno
- 10 lug
- Tempo di lettura: 5 min
(Sabato, sabato, XIV Settimana del Tempo Ordinario - S. Benedetto, abate; Festa in Europa)

Letture della Messa: Pr 2, 1-9 ; Salmo 33/34 ; Mt 19, 27-29
La liturgia della domenica precedente ci ricordava con forza che il Regno di Dio si riceve nella gratuità, come un dono che ci supera e chiede il nostro abbandono. Lungo tutta questa settimana, abbiamo visto como questa sequela di Cristo esiga da noi una semplificazione interiore, un distacco dalle nostre false sicurezze. Oggi, celebrando san Benedetto, il grande padre del monachesimo occidentale, la Chiesa mette sotto i nostri occhi i testi propri della sua festa. È l'occasione ideale per immergersi in ciò che costituisce il cuore pulsante della vita spirituale: la ricerca assoluta di Dio e la promessa che vi è unita. Non ci inganniamo, i testi di questo sabato non si rivolgono unicamente ai monaci dietro le loro grate, essi parlano del nostro quotidiano, dei nostri attaccamenti e della nostra sete profonda di felicità.
1. Cercare la Sapienza como un tesoro nascosto
La prima lettura, dal libro dei Proverbi, si apre su un invito pressante che risuona stranamente con l'avventura di san Benedetto: «Sì, se invocherai l'intelligenza e chiamerai la sapienza, se la ricercherai como l'argento e la scaverai como un tesoro nascosto…». La sapienza di cui parla la Scrittura non è un'accumulazione di conoscenze intellettuali, ma è l'arte di vivere secondo Dio, la capacità di vedere/leggere la realtà con i Suoi occhi. Ma il testo pone una condizione: questa sapienza esige uno sforzo, una tensione del cuore: «se la ricercherai… se la scaverai…». La vita spirituale non è una semplice ricreazione passiva, essa esige l'audacia di un cercatore d'oro.
Il proverbio dice ancora che questa ricerca passa attraverso l'ascolto: «l'orecchio attento». È, d'altronde, la primissima parola della celebre Regola di san Benedetto: «Ascolta, o figlio…». Per ascoltare, bisogna fare silenzio, fare spazio. Il testo biblico ci dice che colui che cerca così «…allora comprenderai il timore del Signore». Questo timore non è la paura di un Dio punitore, ma il rispetto meravigliato davanti alla sua grandezza, il rifiuto di ferire o suo amore. Invitandoci a scavare il terreno della nostra vita per trovarvi questo tesoro, la prima lettura prepara il nostro cuore a comprendere la radicalità del Vangelo di oggi: ci mostra che per ottenere ciò che ha valore, bisogna accettare di lasciare ciò que è secondario.
2. La logica del calcolo di fronte alla logica del dono
È a questo punto che il Vangelo di oggi ci raggiunge nella nostra umanità più grezza. Pietro, con la sua franchezza abituale, pone a Gesù la domanda che noi spesso custodiamo segreta nei nostri cuori: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; quale sarà dunque la nostra parte?». Ma non condanniamo Pietro troppo in fretta, perché la sua domanda è profondamente umana. Egli è entrato in una logica di scambio, di baratto, di contabilità. In sostanza chiede a Gesù: «abbiamo investito la nostra vita nel tuo progetto, qual è il ritorno sull'investimento?»
Il dettaglio interessante è che Gesù non si indigna per questa domanda, Egli la accoglie e la sposta. Gesù vede bene che dietro questo calcolo vi è semplicemente la paura umana del vuoto, della mancanza e dell'insicurezza. Di fatto, il dramma della nostra vita è che confondiamo spesso possedere ed essere, pensiamo che ciò che possediamo ci definisca, mentre molto spesso questo ci incatena, ci rende schiavi. Rispondendo a Pietro, Gesù farà capovolgere i suoi discepoli da una mentalità di mercenari a una mentalità di figli: Egli non promette loro un premio di fine contratto, promette loro una trasformazione totale della loro esistenza.
3. La promessa del centuplo quaggiù
La risposta di Gesù è una delle più audaci di tutto il Vangelo, perché Egli afferma che chiunque avrà lasciato case, fratelli, sorelle, padre, madre o campi a causa do suo nome, «riceverà il centuplo». Cos'è questo centuplo? Non è una promessa materiale o magica, come se Dio andasse a moltiplicare i nostri conti in banca, i nostri padri, madri, fratelli ecc. Il centuplo, in effetti, è l'esperienza di una libertà nuova, che ci permette di sperimentare/realizzare più intensamente la nostra esistenza: il Vangelo ci rivela che colui che non possiede più nulla possiede tutto in Dio.
Quando si rinuncia a possedere le cose e le persone per amarle nel Cristo, le si ritrova in un modo infinitamente più bello, più intenso. San Benedetto ne è il testimone storico, perché ha lasciato la nobiltà e le ricchezze di Roma per rinchiudersi in una grotta a Subiaco, senza nulla. E cosa gli ha dato Dio? È diventato il padre spirituale di migliaia di monaci, i suoi monasteri sono diventati case di accoglienza per i poveri e i viaggiatori, e le sue terre hanno civilizzato l'Europa. Lasciando la sua piccola famiglia carnale, ha ricevuto una moltitudine di fratelli e di figli. Questo è il centuplo: un'intensificazione della vita. In realtà, Dio non toglie nulla, Egli dona tutto. Come dirà, più tardi, magnificamente san Giovanni della Croce: per gustare il tutto, non volere aver gusto di nulla; per possedere il tutto, non volere nulla possedere.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
La festa di san Benedetto ci spinge a fare il punto sui nostri stessi attaccamenti; di fatto, la domanda di Pietro rimane posta a ciascuno di noi: siamo ancora in una fede di calcolo, ad attendere che Dio convalidi i nostri meriti, o accettiamo di rischiare la nostra vita sulla sua semplice parola? La felicità di cui parlano i Proverbi non si trova nell'accumulazione, ma nell'orientamento di tutto il nostro essere verso la Sapienza, verso il Cristo.
Per la nostra giornata, prendiamo il tempo per un esame di coscienza, per interrogarci seriamente: qual è il piccolo «qualcosa» que rifiuto di lasciare oggi? È um risentimento, il bisogno di avere sempre ragione, una sicurezza materiale che mi angoscia? Facciamo l'esperienza della fiducia. Doniamo questo poco a Dio, distacchiamocene per amore, e apriamo le mani per ricevere il centuplo di pace e di gioia che Egli ha preparato per noi.
Preghiera
Signore Gesù, Tu vedi le mie paure e i miei calcoli. Tu sai quanto ami le mie piccole sicurezze e le mie abitudini, e come, come Pietro, mi capita di domandarTi cosa guadagnerò a servirTi. Perdona la mia mancanza di fede e la piccolezza del mio cuore.
Sull'esempio di san Benedetto, dammi il coraggio di nulla preferire al Tuo amore. Vieni a educare o mio orecchio perché io cerchi la Tua sapienza come un tesoro prezioso. Liberami dalla paura della mancanza e dall'illusione del possesso. Voglio investire tutto sulla Tua Parola, certo che Tu non Ti lasci mai vincere in generosità e che la Tua presenza nella mia vita è il solo vero centuplo che riempie il mio cuore. Amen.





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