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Il prezzo della libertà e il rifiuto della guarigione

  • 30 giu
  • Tempo di lettura: 5 min

(Mercoledì, XIII Settimana del Tempo Ordinario)

La guarigione del demone - Sébastien Bourdon, Entre 1653 et 1657
La guarigione del demone - Sébastien Bourdon, Entre 1653 et 1657

Letture della Messa: Am 5, 14-15.21-24 ; Salmo 49/50 ; Mt 8, 28-34


La via cristiana soffre spesso di una terribile ambiguità: desideriamo la salvezza, ma temiamo il cambiamento che essa impone. La domenica precedente ci ricordava l'esigenza radicale di Cristo, che ci invitava a perdere la nostra vita per trovarla, a prendere la nostra croce senza guardarci indietro. Oggi, in questo mercoledì della tredicesima settimana, la liturgia ci immerge nel vivo di questo combattimento interiore. Nella prima lettura, il profeta Amos denuncia una fede di facciata che si accontenta di riti esteriori senza conversione del cuore, mentre il Vangelo di oggi, secondo san Matteo, ci mostra come la presenza di Cristo possa paradossalmente spaventare coloro che preferiscono preservare i propri interessi materiali piuttosto che vedere vite umane ricostruite. Entriamo insieme in questa traversata verso l'altra riva, là dove i nostri demoni interiori e i nostri rifiuti di guarire sono messi in luce.


1. Il culto senza il cuore: la clameur di Amos

Il profeta Amos si rivolge a un popolo che pensa di essere in regola con Dio perché le sue liturgie sono sfarzose: i canti risuonano, i sacrifici si accumulano, le assemblee sono piene. E tuttavia, il verdetto divino è di un'intensità, di una forza inaudita: «…io detesto, io disprezzo le vostre feste». Dio non si lascia comprare da rituali che servono da paravento all'ingiustizia quotidiana. Siamo davanti al pericolo di approfittare della religione per creare un sistema di sicurezza psicologica in cui si offrono cose a Dieu per evitare di donarGli la nostra stessa vita.

L'ultimo versetto di questo testo mostra una particolarità interessante a livello esegetico; di fatto, il versetto dice: «Ma che il diritto scorra come acqua sorgiva, e la giustizia come un torrente perenne!» In ebraico, due concetti fondamentali dell'Antico Testamento sono qui associati in parallelismo:

  • Il Diritto (מִשְׁפָּט = Mishpat): È la giustizia concreta, il fatto di rendere a ciascuno ciò che gli è dovuto, in particolare ai più poveri, alle vedove e agli orfani.

  • La Giustizia (צְדָקָה = Tzedakah): È un termine ancora più profondo. Non si tratta di una giustizia legale o punitiva, ma di una giustizia relazionale. È la fedeltà all'Alleanza, il fatto di essere conformati al cuore di Dio.

Quando Amos usa l'immagine del «torrente perenne», fa un contrasto sorprendente con i torrenti stagionali (oueds) del deserto di Giudea. Questi torrenti si riempiono di un'acqua violenta durante la stagione delle piogge, ma si prosciugano completamente nel resto dell'anno. Pertanto, il profeta qui rimprovera al popolo di avere una fede «torrente stagionale»: un fervore spettacolare durante le feste religiose (vv. 21-23), ma un'aridità totale nel resto del tempo nella vita quotidiana.

Tornando a noi, bisogna sapere che la vita spirituale non è un'acqua stagnante fatta di devozioni abitudinarie, ma un fiume dinamico che trasforma le nostre relazioni umane. Amos ci ricorda che il Signore non cerca le nostre prestazioni religiose, ma la verità della nostra esistenza. Quando il culto è scollegato dalla carità e dal diritto, diventa un rumore insopportabile alle orecchie di Dio. Questo è il fondamento stesso del nostro cammino: prima di avanzare verso l'altare, dobbiamo accettare che la Parola metta a nudo le nostre ipocrisie e le nostre false pietà.


2. La prigione delle tombe e la paura del tormento

Nel Vangelo abbiamo Gesù che, passando all'altra riva, nel territorio pagano dei Gadereni, lascia il comfort delle folle familiari per affrontare la miseria umana in ciò che ha di più radicale. «…due indemoniati, usciti dai sepolcri, gli andarono incontro…». Questi uomini abitano il luogo della morte e «erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada», essi bloccano la via. Qui si constata che il demonio isola sempre, rende l'uomo incapace di relazione, violento verso se stesso e verso gli altri, confinato nei suoi stessi sepolcri affettivi o spirituali.

La reazione dei demoni davanti a Gesù è rivelatrice: «Sei venuto qua a tormentarci prima del tempo?» Questo è il grande inganno dello spirito del male: tenta di farci credere che la presenza di Dio sia un tormento, una minaccia per la nostra libertà. Quante volte pensiamo, anche noi, che se lasciamo entrare pienamente il Cristo nelle nostre vite, Egli ci priverà della nostra felicità? Abbiamo paura della Volontà di Dio… Preferiamo talvolta addomesticare le nostre nevrosi, le nostre dipendenze e le nostre oscurità, rimanendo docili, abituandoci a ciò che ci distrugge, piuttosto che rischiare la novità di una guarigione. Spesso il Cristo disturba lo status quo delle nostre miserie ben insediate.


3. I porci e les uomini: la scelta delle nostre priorità

L'esito dell'esorcismo illumina la profondità del dramma. I demoni chiedono di essere mandati in un grande branco di porci, animali impuri secondo la legge giudaica, simboli degli attaccamenti terreni e della ricerca esclusiva del nutrimento materiale. Non appena la parola sovrana di Gesù risuona – una sola parola: «Andate» –, tutto il branco si precipita nel mare. La distruzione dei porci mostra la natura intrinsecamente distruttiva del male: esso non genera che morte e caos.

È allora che si produce il vero dramma di questo Vangelo: i mandriani fuggono in città a riferire l'accaduto, e tutta la popolazione esce incontro a Gesù. Ci si aspetterebbe un'esplosione di gioia, un'azione di grazie per questi due concittadini finalmente liberati, seduti, vestiti e restituiti alla loro dignità di uomini. Invece, «la cittadinanza lo pregò di allontanarsi dal loro territorio.» Perché? Perché la guarigione ha avuto un costo. La liberazione di questi due uomini ha comportato la perdita economica del branco. Per questa città, il valore di una vita umana é inferiore alla redditività economica. Preferiscono due indemoniati furiosi nei cimiteri e un'economia fiorente, piuttosto que un Salvatore gratuito che sconvolge il loro comfort materiale.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

Questa pagina di Vangelo è uno specchio teso alla nostra vita quotidiana. Ci domanda da quale parte ci situiamo quando il Cristo viene a scuotere la nostra esistenza. La Liturgia di oggi ci invita a guardare i nostri sepolcri interiori: quali sono gli spazi della mia vita in cui mi comportamento come questi indemoniati, bloccando la strada, rifiutando la relazione, rinchiudendomi in vecchi rancori o abitudini distruttive? Accettiamo fin da oggi di lasciare che il Cristo visiti queste zone d'ombra senza aver paura della sua luce.

I testi di oggi ci invitano anche a valutare il costo della nostra libertà: sono pronto a perdere i miei «branchi di porci» – cioè i miei piccoli profitti personali, i miei comfort egoistici, le mie sicurezze materiali – perché la giustizia e la guarigione di Dio si dispieghino in me e intorno a me? Non scacciamo il Signore dal nostro territorio interiore quando ci chiede di compiere scelte coraggiose: preferiamo sempre l'uomo alle strutture e la vita spirituale alle apparenze.


Preghiera

Signore Gesù, Tu che non hai esitato a attraversare il mare per andare a cercare due uomini perduti in mezzo ai sepolcri, vieni oggi a visitare le rive del mio cuore. Tu conosci i miei chiudimenti, le mie violenze interiori e tutte quelle complicità che intrattengo con ciò che mi separa da Te e dagli altri. Talvolta ho paura della Tua presenza, temo che Tu venga a turbare i miei poveri equilibri e i miei piccoli comfort quotidiani.

Perdonami per tutte le volte in cui, come gli abitanti di quella città, Ti ho chiesto di andartene perché la Tua parola esigeva da me un distacco che non ero pronto a vivere. Non voglio più presentarTi l'agitazione, il rumore dei miei canti o delle preghiere di facciata mentre la mia vita rifiuta di convertirsi.

Dammi il coraggio di acconsentire allo spogliamento necessario per accogliere la Tua vera libertà. Che il Tuo torrente di giustizia purifichi le mie intenzioni. Prendi tutto ciò che, in me, si aggrappa alle sicurezze di questo mondo, e accordami la grazia di preferire la gioia della Tua guarigione alla sicurezza delle mie prigioni. Rimani nel mio territorio, Signore, e fa' di me un testimone vivo della Tua potenza che risolleva e che libera. Amen.

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Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

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