Giovedì, X Settimana del Tempo Ordinario, San Barnaba - Memoria
- 13 giu
- Tempo di lettura: 5 min

La giustizia del cuore: dalla pioggia di Elia al perdono che libera
Letture della Messa: 1 Re 18, 41-46 ; Salmo 64/65 ; Mt 5, 20-26
Se ieri abbiamo parlato del problema di avere una fede frammentata, dobbiamo essere consapevoli anche di un altro pericolo che insidia la nostra vita spirituale: quello del minimalismo. E qui intendo parlare della tendenza naturale del nostro ego a voler adempiere ai propri doveri al minor costo possibile, accontentandosi di obbedire alle regole esteriori per mettersi la coscienza a posto. Ciò significa che fissiamo dei limiti al nostro amore, delle frontiere alla nostra pazienza, e ci dichiariamo liberi da impegni verso Dio e verso gli altri con il pretesto che non abbiamo fatto nulla di manifestamente condannabile. In questo giovedì della decima settimana del tempo ordinario, la Word di Dio viene a infrangere questa comoda illusione per invitarci a entrare nella logica della sovrabbondanza.
Per cogliere bene l'appello di questo giorno, non dimentichiamo il contesto liturgico in cui per Provvidenza ci troviamo: la Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo che abbiamo celebrato domenica scorsa. Nell'Eucaristia, Gesù non ci dà un avanzo, Egli non calcola la Sua offerta; Egli dona tutto, il Suo corpo consegnato e il Suo sangue versato, fino all'ultima goccia. È questo fiume di generosità divina che fa da sfondo alla nostra meditazione di oggi. Non si può ricevere un Dio che si dona senza misura e continuare a vivere una fede meschina, calcolatrice o puramente formale.
1. L'ostinazione della preghiera di fronte al cielo chiuso
Il testo del primo libro dei Re ci mostra il profeta Elia in cima al Carmelo, dopo la grande vittoria contro i profeti di Baal. La siccità spirituale e materiale pesa ancora sul paese, ma Elia sente già il rumore della pioggia. Ciò che è affascinante qui è l'atteggiamento del profeta: egli non si attribuisce alcun potere, si china verso terra, con il volto tra le ginocchia, in una postura di totale nascondimento e di pura intercessione: egli sa che la pioggia è un dono gratuito del cielo, e non il risultato di una tecnica umana o perché ha fatto bene una cosa e quindi merita di essere esaudito.
La lezione più sconvolgente di questo brano risiede nell'insistenza di Elia: per sette volte, egli rimanda il suo servo a guardare verso il mare. Ciò significa che per sei volte di seguito, gli è toccata la risposta gelida: «non c'è nulla». Quanti di noi avrebbero abbandonato fin dal secondo o terzo tentativo, concludendo che se c'è Dio, Egli fa il sordo? La preghiera autentica non è una formula magica a effetto immediato, ma un apprendimento dell'attesa e della fiducia assoluta. Alla settima volta, una piccola nube, grande come un pugno, sorge: è l'inizio dell'effusione. Dio risponde sempre, ma attende che il nostro desiderio sia purificato dalla perseveranza. Questa piccola nube prefigura la grazia che presto sommergerà la terra e la storia.
2. Al di là della facciata: la rivoluzione della giustizia cristiana
Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia una frase che deve aver gettato lo spavento tra i suoi ascoltatori: «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei Cieli». Bisogna ricordare che, per i giudei dell'epoca, i farisei erano i campioni indiscussi della moralità; infatti, passavano la vita a scrutare e ad applicare la Legge nei suoi minimi dettagli. La domanda che si pone è proprio: ‘‘come fare meglio di loro’’? Allora, chiaramente, il Cristo non parla di quantità, ma di qualità.
La giustizia dei farisei è una giustizia di facciata, che si ferma all'atto esteriore. La Legge dice ‘‘Non ucciderai’’, e questo è perfetto, ma Gesù scende più in basso, là dove l'omicidio trae la sua origine, cioè il cuore umano. Per il Cristo, la rabbia trattenuta, il disprezzo espresso dall'insulto o il giudizio distruttivo sono già omicidi in germe. Uccidere qualcuno non è solo far fermare il suo cuore, ma è distruggerlo con la nostra indifferenza, crocifiggerlo con le nostre mormorazioni o escluderlo dalla nostra stima. Dicendo questo, Gesù opera una rivoluzione interiore: la santità non si misura dall'assenza di scandalo esteriore, ma dalla purezza delle nostre intenzioni più segrete.
3. L'urgenza del fratello: il vero culto che Dio gradisce
Questa stessa logica della nuova giustizia, Gesù la spinge fino a scuotere l'aspetto più sacro della vita umana: il culto. Egli mette in scena un uomo che si avvicina all'altare per presentare la sua offerta; è il momento più solenne della vita religiosa, eppure il Cristo ordina: «se presenti la tua offerta all'altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con tuo fratello, e poi vieni a presentare la tua offerta». Notiamo la precisione del testo: Gesù não dice se tu hai qualcosa contro tuo fratello, ma se «tuo fratello ha qualcosa contro di te». Anche se ti ritieni nel giusto, che hai agito correttamente, la sofferenza o la ferita dell'altro deve diventare la tua priorità assoluta.
Dio rifiuta che utilizziamo il culto come una ‘‘cortina di fumo’’ per mascherare le nostre rotture fraterne; Egli non vuole le nostre offerte se sono macchiate da una guerra fredda con il nostro prossimo. La maggior parte dei Padri della Chiesa ricordava che non si può amare il Capo, che è il Cristo, mentre si dilania il Suo corpo, che è il nostro fratello. Il Cristo ci dice, dunque, che il cammino della riconciliazione è un cammino d'urgenza: «Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui…». Ogni minuto passato nel rancore o nel rifiuto del perdão è una prigione psicologica e spirituale che ci costruiamo da soli, e dalla quale non usciremo prima di aver pagato fino all'ultimo spicciolo. Il perdono non è un sentimento facoltativo, ma una decisione vitale.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
La sfida che la Parola di Dio ci lancia oggi è quella dell'onestà verso noi stessi. È facile credersi a posto con Dio perché non abbiamo commesso alcun crimine maggiore, ma che dire dei piccoli omicidi quotidiani che commettiamo con la nostra lingua, i nostri giudizi affrettati, le nostre esclusioni o i nostri ostinati bronci?
Oggi, prendiamo il tempo di guardare il nostro cuore: c'è un altare interiore ingombrato da un rancore? C'è un fratello o una sorella con cui il dialogo è interrotto, verso cui nutriamo una rabbia sorda, silenziosa? Non aspettiamo le condizioni perfette per fare il primo passo. Sull'immagine di Elia che ha perseverato sette volte di fronte al vuoto, purifichiamo la nostra preghiera includendovi coloro che ci hanno ferito o che abbiamo ferito; fate l'esercizio di pregare per quei fratelli e sorelle lì. Scegliamo deliberatamente la riconciliazione e il disarmo del cuore, perché è da questo che si riconoscono i veri cittadini del Regno.
Preghiera
Signore Gesù,
Vengo davanti a Te con la verità del mio cuore, che troppo spesso è tentato dalla logica del minimo sforzo e delle apparenze lusinghiere. Tu conosci le mie rabbie segrete, le mie impazienze e quei giudizi severi che porto sui miei fratelli, mentre esigo per me stesso la Tua misericordia infinita.
Poiché Tu ti doni a me senza riserve e senza calcoli in ogni celebrazione dell'Eucaristia, dammi la forza di entrare a mia volta in questa giustizia superiore che rifiuta il minimalismo. Liberami dall'ipocrisia dei farisei che puliscono l'esterno del calice ma lasciano l'interno pieno di rancore.
Se oggi uno dei miei fratelli ha qualcosa contro di me, o se il mio cuore è ferito dall'offesa, dammi tutto il necessario per lasciare le mie certezze e i miei orgogli ai piedi del Tuo altare per andare a cercare la pace. Fa' di me un artigiano di riconciliazione, rapido a perdonare e pronto a chiedere perdono.
Come il profeta Elia, insegnami la santa ostinazione della preghiera, perché dalle mie aridità interiori sgorghi, per la Tua grazia, una pioggia d'amore e di benedizione sul mondo. Amen.





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