Décimo Primeiro Domingo do Tempo Comum - Ano A
- 13 giu
- Tempo di lettura: 5 min

Lo sguardo di compassione: dalla ferita della pecora al dono della missione
Letture della Messa: Es 19, 2-6a ; Sal 99/100 ; Rm 5, 6-11 ; Mt 9, 36 – 10, 8
Ci são giorni in cui la Parola di Dio ci raggiunge nel cuore della nostra realtà mais cruda, quella che facciamo il massimo sforzo per nascondere a tutti; il Vangelo la rivela perché Dio vuole proprio lavorarvi. Il testo del Vangelo di oggi, secondo san Matteo, si apre con una constatazione di profonda onestà umana: «...vedendo le folle, Gesù ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite como pecore che non hanno pastore.»
Sappiamo bene che questo sguardo di Cristo não è una semplice osservazione esteriore, superficiale o lontana. Il termine greco originale è εσπλαγχνισθη (esplagknisthê), dal verbo σπλαγχνίζομαι (splagknizomai), evoca un sconvolgimento delle viscere, rimescolato negli intestini, un dolore fisico avvertito di fronte all'afflizione dell'altro, da cui viene l'essere commosso, la compassione. Dunque, questo versetto del Vangelo vuole dirci che Dio si lascia toccare dalla nostra stanchezza interiore. In effetti, è a partire da questa ferita umana che nasce la storia della salvezza, una storia che si dispiega dal Sinai fino al cuore della nostra vita quotidiana.
1. Portati sulle ali dell'aquila: la memoria dell'alleanza
Per comprendere la profondità del Vangelo di oggi, dobbiamo risalire alla prima lettura, nel deserto del Sinai. Il popolo d'Israele ha appena vissuto la liberazione dall'Egitto, ma è stanco, fragile, accampato di fronte alla montagna… È in questo preciso momento che Dio parla a Mosè. È interessante notare che Dio non gli dà immediatamente leggi o obblighi, ma gli ricorda anzitutto un'esperienza vissuta: «...Io vi ho sollevati su ali di aquile e vi ho condotti fin qui vicino a me.»
È un'immagine di una tenerezza infinita! L'aquila non spinge i suoi piccoli, li sostiene sotto as proprie ali quando cadono. A partire da questa immagine, possiamo comprendere che, prima di esigere qualsiasi cosa, Dio dona. In effetti, la vita spirituale comincia sempre da una memoria, quella di essere stati amati e salvati gratuitamente quando eravamo incapaci di liberarci da soli. L'alleanza che Dio propone non è um contratto commerciale tra partner uguali, ma l'accoglienza di un dominio particolare, di un'intimità in cui l'uomo diventa un sacerdote, cioè un ponte tra il cielo e la terra. È questo il fondamento dell'Antico Testamento che trova il suo pieno compimento nel Nuovo, quando il Cristo guarda la folla stanca.
2. Il realismo dei nomi: chiamare la nostra povertà
Di fronte alla messe abbondante e aos operai pochi, la risposta di Gesù è sconcertante per semplicità. In realtà, Gesù non elabora una strategia di comunicazione, né una struttura di potere… nulla di tutto questo. Ma Egli chiama i suoi dodici discepoli e il testo prende il tempo di elencare i loro nomi. Questo dettaglio è cruciale: il Cristo non chiama profili anonimi, chiama persone reali con la loro storia, il loro carattere e le loro ferite.
Guardiamo alcuni nomi di questo elenco: c'è Pietro, che lo rinnegherà; Giacomo e Giovanni, i figli del tuono dalle ambizioni fin troppo umane; Matteo il pubblicano, visto come um traditore della sua patria; e persino Giuda l'Iscariota, colui che lo consegnò… Quale audacia da parte di Dio! Gesù fonda la sua Chiesa non su un comitato di uomini perfetti o di intellettuali irreprensibili, ma su esseri fragili e spesso persino contraddittori. San Paolo lo conferma mirabilmente nella sua lettera ai Romani, la seconda lettura di oggi: «Cristo morì per noi quando eravamo ancora peccatori». La fiducia che Dio ripone nell'uomo precede la sua conversione: è facendo l'esperienza della propria debolezza perdonata che questi uomini saranno capaci di comprendere e di prendersi cura delle pecore perdute.
3. Le istruizioni del cammino: la logica della fiducia
Vediamo ancora un altro aspetto interessante del Vangelo di oggi: una volta che i dodici sono chiamati, Gesù li invia in missione ma con consegne molto strette e ben precise. Devono andare in priorità verso le pecore perdute da casa d'Israele, e il loro messaggio si riassume in una sola frase: «...predicate, dicendo que il regno dei Cieli è vicino». Il Regno dei Cieli non è una teoria filosofica, mas una Presenza accessibile, un Dio che si è fatto il prossimo dell'uomo ferito.
Ma l'altro aspetto interessante e spesso malinteso sono i gesti che devono compiere: «Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni». Sono esattamente le azioni di Gesù! L'inviato, dunque, non deve predicare le proprie idee, deve prolungare i gesti di tenerezza del Maestro. Ma per agire in questo modo occorre loro una libertà totale: non si può annunciare un Regno gratuito se si è ingombrati dal desiderio di possedere o di riuscire secondo i criteri del mondo. I discepoli sono invitati a camminare con leggerezza, senza installarsi nel comfort, contando unicamente sulla provvidenza di Colui che li invia; questo atteggiamento dona efficacia e fecondità alla missione, che dipende dunque direttamente dalla loro capacità di rimanere semplici strumenti della grazia divina.
4. Il segreto della gratuità: donare ciò che è stato ricevuto
Ma la chiave di tutta questa pagina evangelica risiede nell'ultima raccomandazione di Cristo: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Ed è qui che si ricongiungono tutte le letture di questa domenica, illuminando domande fondamentali: Perché la Chiesa esiste? E perché siamo inviati nel mondo, nelle nostre famiglie, sui nostri luoghi di trabalho? Non è per imporre una dottrina, ma para far circolare un dono ricevuto.
Come dicevano spesso i Padri della Chiesa, l'uomo non possiede nulla che non abbia ricevuto da Dio. Se dimentichiamo la gratuità della nostra salvezza, trasformiamo la nostra fede in una ricerca di meriti o in um moralismo rigido! È la tentazione costante dell'uomo quella di voler pagare il proprio debito verso Dio, de voler meritare il suo amore. Ora, l'amore di Dio non si merita, si accoglie! Giovanni della Croce ci ricorda che l'anima si purifica per lasciar passare la luce divina, come un vetro lascia passare il sole. Più accettiamo la nostra povertà spirituale, più diventiamo capaci di donare senza nulla attendere in cambio, diventando così veri riflessi della compassione di Cristo per il mondo.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
Il messaggio di questa domenica ci scuote nei nostri modi di vedere l'efficacia e la riuscita. In effetti, viviamo spesso nella paura di não essere all'altezza, di essere troppo fragili o troppo pochi di fronte alle sfide dell'esistenza. Gesù allora cambia il nostro sguardo: la nostra stanchezza e i nostri limiti non sono ostacoli alla Sua azione, sono il luogo stesso in cui la Sua compassione può manifestarsi.
Oggi, prendiamo il tempo di fare memoria dei momenti in cui il Signore ci ha portati sulle ali dell'aquila, quei momenti in cui la sua grazia ci ha risollevati senza che lo avessimo meritato. E nei nostri incontri quotidiani, di fronte alle persone sfinite o abbattute che incroceremo, non rispondiamo con consigli freddi o giudizi, ma offriamo loro ciò che abbiamo di più prezioso: un ascolto gratuito, uno sguardo di bontà, un gesto di pace. È attraverso questa umile gratuità che il Regno dei Cieli diventa visibile in mezzo a noi.
Preghiera
Signore Gesù,
Poni il Tuo sguardo di compassione sulle mie stesse stanchezze e sui momenti in cui mi sento abbattuto o svenuto come uma pecora senza pastore. Tu conosci il meu nome, Tu conosci tutta la mia storia, le mie povertà e i miei limiti, eppure continui a chiamarmi e a darmi fiducia.
Insegnami a ricordarmi ogni giorno che Tu mi hai portato e salvato gratuitamente, quando non avevo nulla da offrirTi. Liberami dalla tentazione di voler meritare il Tuo amore o di misurare il mio valore dai miei successi umani.
Dammi un cuore leggero, libero da ogni desiderio di possesso, perché io sappia trasmettere la Tua pace e la Tua guarigione intorno a me. Che la mia vita quotidiana diventi un riflesso della Tua gratuità, affinché coloro che soffrono scoprano, attraverso i miei umili gesti, che il Tuo Regno è vicino. Amen.





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