top of page

Dalla paura all'intimità: il tocco che ridona la vita

  • 5 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

(Lunedì, XIV Settimana del Tempo Ordinario)

La risurrezione della figlia di Jairus, 1871, di Ilya Efimovich Repin
La risurrezione della figlia di Jairus, 1871, di Ilya Efimovich Repin

Letture della Messa: Os 2, 16.17b-18.21-22 ; Salmo 144/145 ; Mt 9, 18-26


Tutti noi portiamo in noi l'eco della liturgia di questa domenica appena trascorsa; questo invito di Cristo a trovare il riposo, a prendere su di noi questo giogo così dolce e così leggero del Suo amore, risuona ancora nei nostri cuori. Ed ecco che i testi di questo lunedì vengono a spiegarci concretamente come entrare in questo riposo interiore. Di fatto, i testi ci parlano di un passaggio indispensabile per la nostra salute spirituale: passare da una religione del timore a una relazione di intimità, lasciare l'agitazione della folla per il silenzio che guarisce.


1. Il deserto, luogo dei fidanzamenti divini

Il profeta Osea, nella prima lettura, ci offre oggi una delle pagine più sconvolgenti dell'Antico Testamento: Dio guarda il suo popolo (la sua sposa) infedele. In una logica puramente umana, da questa terra, Egli dovrebbe punirlo, abbandonarlo, respingerlo. Ma cosa fa il Signore? Decide di sedurlo, riconducendolo al deserto. Questo dettaglio è capitale, perché il deserto non é qui il luogo dell'aridità o della morte, ma è il luogo in cui non vi sono più distrazioni, non vi sono più idoli rassicuranti, non vi sono più illusioni di potenza. È il luogo di un faccia a faccia autentico. Ma il deserto è anche il luogo in cui il popolo ha conosciuto il Signore dopo la liberazione dall'Egitto: Dio vuole ricordargli il primo amore, l'amore dell'inizio, la condizione del popolo quando Dio lo ha sposato e l'amore incondizionato che Dio gli ha rivelato.

E là, nel cuore di questa nudità, Dio fa una dichiarazione sorprendente: «Mi chiamerai: Marito mio, e non mi chiamerai più: Mio padrone» (in ebraico, il termine utilizzato per padrone é Baal, che era il dio della fertilità, e che qui designa il proprietario). Ecco il cuore del problema della nostra vita spirituale! Molto spesso trattiamo Dio come un altro dio, e dunque come un padrone esigente, un datore di lavoro con cui avremmo un contratto di buona condotta, mentre Egli si presenta a noi come uno sposo pazzo d'amore. Lo Sposo non cerca schiavi efficienti o impiegati irreprensibili, ma Egli mendica cuori aperti. Accettare che Dio sia il nostro sposo significa precisamente accettare di portare quel famoso "giogo leggero" del Vangelo di ieri: il giogo di una relazione basata sulla misericordia e non sulla contabilità dei nostri meriti.


2. L'emorragia dell'anima e il coraggio della fragilità

È esattamente questa dinamica di uno Sposo che cura e che salva che vediamo in atto nel Vangelo di Matteo. Il Vangelo ci racconta di una donna che si avvicina a Gesù, e soffre di emorragie da dodici anni. Possiamo immaginare per un istante quale dovesse essere il suo stato fisico e psicologico. Il sangue, nella mentalità biblica, è la vita, e questa donna perde letteralmente la vita a fuoco lento, goccia dopo goccia. E proprio perché il sangue è la vida – e quindi sacro –, la legge religiosa del suo tempo la rendeva ritualmente impura; non poteva dunque toccare nessuno sotto pena di trasmettere la sua impurità. Questa donna, dunque, é l'immagine perfetta delle nostre stesse perdite di energia vitale: le nostre ansie costanti, i nostri peccati ripetuti, i nostri compromessi e questo sentimento permanente di non essere mai all'altezza.

Ma notate bene il suo atteggiamento: ella non si ferma davanti a Gesù per fargli un grande discorso giustificativo; ma si insinua da dietro, nell'anonimato di una folla pressante, e tocca la frangia del suo mantello. È un atto di un'audacia inaudita; la vera fede non è una fortezza di certezze intellettuali incrollabili, ma la capacità di tendere la nostra miseria verso la santità di Dio senza aver paura di essere respinti. E Gesù non si adira, Egli non la rimprovera per la sua impurità, ma Si volta, incrocia il suo sguardo e le dona il più bello dei titoli: «Figlia mia». Chiamandola così, Egli la reintegra nella sua dignità di figlio di Dio; e il semplice contatto con lo Sposo è bastato ad arrestare l'emorragia.


3. Far tacere il rumore per lasciare che la Grazia ci risollevi

Tuttavia, la trama del Vangelo non si ferma qui. Questo miracolo si produce sulla strada di un altro dramma: la figlia di un capo della sinagoga che è appena morta. Una piccola nota di esegesi biblica si impone qui per cogliere la profondità del testo. L'evangelista Marco, nel suo racconto parallelo, precisa che questa giovane aveva dodici anni, esattamente il numero di anni di agonia della donna che soffriva di emorragie: quando la bambina è nata, la donna ha cominciato a morire. L'evangelista, unificando le due storie, vuole dirci che il Cristo è venuto ad abbracciare tutta la nostra storia umana, dalle sue nascite fino alle sue agonie, collegando tutte le nostre povertà.

Quando Gesù arriva alla casa della giovane morta, si trova di fronte al rumore: i suonatori di flauto, la folla che si agita, il rituale della disperazione. Gesù dice loro: «Allontanatevi. La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Perché la vita ritorni, Gesù compie un gesto forte: mette tutti fuori. Qui siamo davanti a una legge spirituale decisiva per noi oggi: finché lasciamo che il rumore del mondo, il cinismo, l'agitazione sterile e le derisioni domino il nostro paesaggio interiore, non possiamo ascoltare la voce di Colui che risveglia.

«Messa fuori la folla, egli entrò, le prese la mano e la bambina si alzò.» Gesù prende la giovane per la mano nell'intimità di um silenzio sacro. Come diceva così splendidamente san Giovanni della Croce: «Il Padre non ha detto che una parola, che è suo Figlio, e la dice sempre in un eterno silenzio, ed è nel silenzio che l'anima la ascolta». Il Cristo non si spaventa delle nostre morti interiori, dei nostri blocchi paralizzanti; per Lui, la nostra morte non è che un sonno… Basta allora fare silenzio e lasciarLo prendere per mano perché ci alziamo.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

Come possiamo vivere questa immensa luce fin da oggi? Cominciamo con il guardare con onestà a ciò che "perde" nella nostra vita, le nostre emorragie… Quali sono queste emorragie di pazienza, di speranza, di gioia o di amore puro che ci esauriscono nel quotidiano? Non cerchiamo di essere subitamente forti, performanti o "presentabili" prima di volgerci a Dio, ma accostiamoci a Lui con la nostra realtà, anche maldestramente. Tocchiamo il bordo del Suo mantello oggi attraverso un gesto semplice: una preghiera breve nel mezzo del nostro lavoro, uno sguardo silenzioso verso una croce, la lettura lenta di un salmo… E soprattutto, lasciamo da parte l'immagine di un Dio "Padrone" che giudicherebbe le nostre incapacità. Accogliamo lo Sposo che ci invita al deserto interiore, lontano dal rumore, per prenderci per mano e rimetterci in piedi.


Preghiera

Signore Gesù, Tu lo Sposo fedele e buono, Ti affido oggi le mie aridità e le mie emorragie interiori. Tu conosci le mie fatiche, quei momenti in cui la vita sembra sfuggirmi e in cui non mi sento più capace di amare né di avanzare. Perdonami di guardarTi così spesso come un giudice severo quando Tu non sei che tenerezza.

Fa' tacere in me il frastuono delle mie paure e l'agitazione del mondo che mi circonda. Dammi l'audacia di questa donna malata: che io possa, non fosse che sfiorare il bordo del Tuo mantello per attingervi la Tua grazia salvifica. Prendimi per mano, Signore, laddove mi sento morto, sollevami dolcemente e conducimi nel deserto del Tuo amore. Amen.

Commenti


Su di me

IMG_20250826_121723.jpg

Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

#AttoDiFede

Archivio delle pubblicazioni

Iscriviti alla newsletter

Inviami le tue intenzioni di preghiera, la tua testimonianza, le tue richieste o domande...

  • Facebook
  • Instagram

© 2026 Spiritus et Vita. Powered and secured by Wix

bottom of page