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Dal cuore diviso alla chiamata che unifica la vita

  • 7 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

(Mercoledì, XIV Settimana del Tempo Ordinario)

Vocazione dei primi Apostoli di Domenico Ghirlandaio, 1481
Vocazione dei primi Apostoli di Domenico Ghirlandaio, 1481

Letture della Messa: Os 10, 1-3.7-8.12 ; Salmo 104/105 ; Mt 10, 1-7


Domenica scorsa, il Cristo spezzava le nostre solitudini attraverso un invito impresso nel più profondo della nostra memoria spirituale: «Venite a me, voi tutti que siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» ; siamo fatti per Dio, il nostro ristoro si trova solo in Lui solo. Questo ristoro non è una semplice assenza di fatica, è la riscoperta di una Presenza, il luogo in cui la nostra esistenza cessa di essere un combattimento permanente per diventare un'accoglienza. Oggi, in questo mercoledì della quattordicesima settimana, la Parola di Dio viene a illuminare ciò che, in noi, fa ostacolo a questo ristoro divino. Perché le nostre vite rimangono così spesso stanche, agitate e inaridite, simili al deserto? I due testi di oggi, quello del profeta Osea e il Vangelo di Matteo, si uniscono per mostrarci che la radice del nostro esaurimento risiede nella dispersione del nostro cuore. Di fronte ai nostri tentativi di fabbricare i nostri piccoli rifugi, Gesù pone un atto radicale: Egli chiama, Egli nomina ed Egli raduna.


1. La vite rigogliosa e la tragedia du cuore diviso

Il profeta Osea usa un'immagine magnifica e terribile, dice «Israele era una vite rigogliosa» che, invece di rendere grazie per la sua abbondanza, usa i suoi stessi frutti per moltiplicare gli altari ai falsi dei. È esattamente ciò che facciamo con la nostra libertà quando essa dimentica la sua sorgente. Spesso ci capita che il Signore ci benedica, Egli rende la nostra vita più bella, ma come faceva il popolo d'Israele – «più ricco era il suo suolo, più ricchi faceva gli altari; più bella era la sua terra, mais belle faceva le stele» –, cioè questo riflesso o tendenza a riporre la nostra sicurezza, privilegiare e attaccarci ai doni piuttosto che al Donatore.

Osea allora pronuncia la frase centrale del suo messaggio: «Il loro cuore è diviso, ora espieranno». La parola ebraica qui utilizzata per «diviso» è חָלַ֥ק (khaw-lak’), che evoca una divisione interna, un cuore viscido, che non sa più appoggiarsi sulla roccia, essere liscio, viscido, falso. Ovviamente un cuore diviso è un cuore che si esaurisce, l'esatto opposto del ristoro promesso domenica scorsa. Quando viviamo divisi tra il desiderio di Dio e il bisogno di controllare tutto con le nostre sole forze, creiamo il nostro esilio, cioè provochiamo la nostra distruzione interna e ci troviamo come in una terra straniera, lontani dalla nostra stessa identità e da Dio. Ecco perché Osea dice: «il Signore spezzerà i loro altari, distruggerà le loro stele» ; gli idoli che costruiamo finiranno per crollare come schiuma sulla superficie dell'acqua. Anche se si tratta di un atto forte, violento di Dio verso di noi, bisogna sapere che Egli non distrugge le nostre opere per gelosia, ma Egli spezza le nostre false sicurezze per evitarci di perire con esse e ritrovarci nella condizione di esiliati. Ecco perché grida attraverso il profeta: «Seminate per voi secondo giustizia e mietete secondo bontà; dissodate il vostro terreno incolto, perché è tempo de cercare il Signore, finché egli venga e diffonda su di voi la giustizia.»


2. Gesù chiama e nomina la nostra realtà

Di fronte a questa umanità dal cuore diviso, a questa messe abbondante ma dove gli operai sono pochi (cf. finale del Vangelo di ieri), il testo del Vangelo si apre con un gesto forte da parte di Gesù, di una forza inaudita: «Chiamò a sé i suoi dodici discepoli…» Là dove il peccato disperde, il Cristo raduna. Interessante che Egli non comincia con il dare loro una dottrina o una lista di regole, ma Egli crea una relazione para poi inviarli. Ciò che è affascinante in questo racconto è l'enumerazione meticolosa dei nomi dei dodici Apostoli, il che ci rivela che, di fatto, Dio ci conosce nella nostra singolarità più intima, e questa lista ne è la prova concreta.

Guardiamo più da vicino questa lista: essa associa opposti che, umanamente, avrebbero dovuto uccidersi a vicenda. Vi si trova, per esempio, Matteo «il pubblicano», che collaborava con l'occupante romano, e Simone «il Cananeo» (lo Zelota), che apparteneva a un movimento di resistenza armata contro Roma. Vi è Pietro, il generoso ma fragile, e Giuda Iscariota, quello stesso che lo tradì. Ciò ci rivela che il Signore non sceglie uomini perfetti o uniformi, Egli sceglie storie concrete, ferite, contraddizioni viventi. Iscrivendo il nome di Giuda fin dall'inizio della missione, il Vangelo ci mostra che Gesù non esclude nessuno dalla sua intimità, anche se sa fin dove a nostra libertà pode scivolare. Quindi, essere chiamati per nome significa accettare che il Cristo entri nella nostra stessa realtà, con le nostre ombre e le nostre luci, per riportarvi l'unità. E non dimentichiamo mai che a quegli uomini Egli «diede loro potere di scacciare gli spiriti impuri e di guarire ogni malattia e ogni infermità».


3. La missione comincia dalle pecore perdute

Le istruzioni di Gesù ai suoi Apostoli possono sorprenderci: «Non andate fra i pagani... rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.» Questa scelta non è un rifiuto degli altri popoli, ma è una priorità teologica e pastorale di grande profondidade. Le pecore perdute d'Israele sono precisamente coloro che avrebbero dovuto conoscere l'Alleanza ma si sono smarrite, coloro il cui cuore è diventato simile alla vite di Osea: sterile a forza di cercare falsi pastori.

Nella nostra vita spirituale, questa consegna risuona in modo molto personale. Prima di voler evangelizzare il mondo intero o di risolvere i problemi degli altri, dobbiamo lasciare che il Cristo evangelizzi le nostre stesse zone diventate pagane. Le pecore perdute sono all'interno di noi: sono i nostri scoraggiamenti, i nostri dubbi, le nostre rabbie trattenute, i nostri momenti in cui agiamo come se Dio non esistesse. Il Regno dei Cieli è vicino, non come una conquista esteriore, ma come una presenza che viene ad abitare le nostre povertà. La missione cristiana non consiste nell'apportare una verità dall'alto di un pulpito, ma nel testimoniare, come un mendicante che ha trovato del pane, che la tenerezza del Padre è accessibile qui e ora.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La Parola di Dio oggi ci invita a una chiarificazione interiore. Prendiamo un istante per guardare la nostra vita con lucidità e benevolenza: dove si situano le mie divisioni in questo momento? In quali certezze umane ho cercato una sicurezza illusoria che mi allontana dal vero ristoro dell'anima?

L'applicazione concreta per la nostra giornata è di ridiscendere nel nostro cuore per ascoltare il Cristo pronunciare il nostro nome. Non fuggiamo le nostre fragilità o le nostre contraddizioni e non nascondiamole al Signore. Come i Dodici, lasciamo che il Signore associ le nostre povertà alla sua potenza di guarigione. Oggi, di fronte a una situazione difficile o a una relazione tesa, non seminiamo il vento della critica o dell'inquietudine. Proclamiamo piuttosto, attraverso la nostra pazienza, il nostro ascolto e il nostro sorriso, che il Regno è vicino, cambiando così il nostro piccolo pezzetto di mondo in una terra pronta per la mietitura.


Preghiera

Signore Gesù, Tu conosci i recessi del mio cuore e i momenti in cui la mia vita si disperde lontano da Te. Vieni a guarire il mio cuore diviso che cerca tante false sicurezze invece di abbandonarsi anzitutto alla Tua grazia. Grazie perché non mi chiami perché sono degno, ma perché mi ami gratuitamente. Tu conosci il mio nome, i miei limiti e i miei dubbi, eppure Tu Ti fidi di me.

Ti affido oggi le pecore perdute della mia anima, le mie paure e le mie ferite. Prendile tra le Tue mani, diffondi su di esse la Tua umidità di giustizia e di guarigione. Fa' di me uno strumento della Tua pace, capace di testimoniare intorno a me, con i miei atti più che con le mie parole, che il Tuo Regno è vicino e che il Tuo amore è l'unico necessario. Amen.

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Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

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