Non temere le forbici del Vignaiolo: rimanere per fruttificare
- 22 lug
- Tempo di lettura: 4 min
(Giovedì, XVI Settimana del Tempo Ordinario - Santa Brigida, religiosa - Festa)

Letture della Messa: Tb 8, 4b-7 (Vg: 5-10) ; Salmo 33/34 ; Gv 15, 1-8
Esiste una dinamica segreta nella vita spirituale che spesso facciamo fatica ad accettare. Vorremmo un cristianesimo fatto di uno sviluppo lineare, una fede senza scossoni né potature: tutto ciò che vogliamo è un po' di pace – o piuttosto di tranquillità… Eppure, la Parola di Dio della Liturgia di questa festa di Santa Brigida ci mostra tutta un'altra realtà, perché in realtà pace non é sinonimo di tranquillità, e fede implica impegno!
La prima lettura ci fa comprendere che, perché l'amore umano trovi la sua verità e la sua profondità, come Tobia e Sara nella sera del loro matrimonio, deve radicarsi nella preghiera e nella fedeltà alla Legge di Dio. Tobia non si appoggia sulle sue proprie forze né su un impulso puramente sensibile; si rivolge al Creatore per costruire un'unione che attraversi i secoli: lo stesso vale per la nostra relazione con Cristo. Il Vangelo ci presenta il Padre come un vignaiolo attento, che visita il suo frutteto non per distruggere, ma per regolare, purificare e far crescere.
1. Il mistero della potatura: il taglio che dona la vita
L'immagine della vite è una delle più parlanti di tutta la Bibbia, e in questo famosissimo discorso il Cristo afferma chiaramente: «Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto». Vi è una differenza fondamentale tra il tagliare un ramo morto per gettarlo nel fuoco e il potare un tralcio vivo: il primo taglio appartiene al giudizio, il secondo è un atto di pura tenerezza orticola.
Nella nostra vita, interpretiamo spesso le nostre prove, le nostre aridità interiori o i nostri spogliamenti come abbandoni divini, ma un tale ragionamento è un errore di prospettiva. Le forbici del Vignaiolo non vengono per punirci, ma per liberarci dal superfluo, da quei germogli parassiti che assorbono la nostra energia spirituale senza mai dare grappoli. Bisogna accettare di perdere un po' d'altezza o di apparenza per guadagnare in densità. San Giovanni della Croce lo ricordava molto bene spiegando che Dio deve talvolta ripulire i nostri sensi e il nostro spirito dagli attaccamenti inutili perché l'anima diventi capace di ricevere una luce più pura (cf. Salita del Monte Carmelo, Libro I, cap. 5). La potatura fa male, fa scorrere la linfa, ma è la sola condizione per la maturità del frutto.
2. L'illusione dell'autonomia spirituale
Il cuore dell'insegnamento di Cristo risiede in questo piccolo verbo ribadito con insistenza: rimanere. E Gesù spiega il perché: «Senza di me non potete far nulla». Gesù non dice: «fareste meno bene», o «sarà più difficile», ma Egli dice: «nulla». Siamo talmente impregnati dalla cultura della prestazione e dell'autosufficienza che trasponiamo questo schema nella nostra fede: elaboriamo grandi progetti per Dio, moltiplichiamo gli attivismi, ma dimenticando che la linfa non viene dal tralcio.
Di fatto, il tralcio ha un solo compito: rimanere attaccato alla vite. Non deve fabbricare l'uva con la propria volontà, nulla di tutto ciò: deve semplicemente lasciare la linfa di Cristo scorrere attraverso le sue fibre. Quando ci inaridiamo, quando l'esaurimento o lo scoraggiamento ci insidiano, è quasi sempre il segno di una rottura d'intimità, abbiamo voluto agire da noi stessi. Santa Teresa del Bambino Gesù l'aveva perfettamente compreso: la santità non è una montagna da scalare con le proprie forze, ma una debolezza che si lascia portare dalle braccia di Gesù (cf. Manoscritti autobiografici, Ms C, 3r°): il frutto spirituale non è mai il risultato di uno sforzo solitario, ma l'inevitabile traboccare di una Presenza accolta.
3. Fruttificare per l'unione d'amore: l'esempio di santa Brigida
Oggi, come abbiamo già detto, la Chiesa celebra santa Brigida di Svezia. Il suo percorso illustra a meraviglia questa doppia dimensione della Prima Lettura e del Vangelo. Sposa e madre di famiglia attenta, vivendo nel mondo, ha dapprima portato frutto nella vocazione del matrimonio, ad immagine della preghiera fiduciosa di Tobia. Poi, diventata vedova, si è abbandonata totalmente alla contemplazione e alla fondazione religiosa, diventando un tralcio talmente unito alla Vite da aver irrigato la Chiesa intera con le sue rivelazioni e il suo amore per la Passione. Santa Brigida, meditando sull'unione con la Volontà Divina, diceva: «… Poiché tale è il vero amore: volere ciò che Dio vuole, e non volere ciò che Dio non vuole. Chiunque ama così, Dio dimora in lui ed egli in Dio.»
Sant'Agostino, meditando su questo passo di san Giovanni, sottolineava già la grandezza di questo scambio: «Il tralcio ha bisogno della vite per vivere; la vite non ha bisogno del tralcio per esistere, eppure gli comunica tutto» (Trattati su san Giovanni, 81, 1). Santa Brigida non ha fatto altro che lasciare la Passione di Cristo diventare la sua propria linfa, mostrando che la fecondità di una vita non si misura dal suo splendore umano, ma dalla qualità della sua connessione con la Vite vera.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
Non temiamo i momenti di purificazione. Quando la stanchezza viene, quando una delusione ci colpisce o un progetto a cui tenevamo crolla, domandiamoci se il Vignaiolo non stia semplicemente tagliando un pezzo di legno morto per concentrare la nostra forza verso l'essenziale. Perché portiamo frutto fin da oggi, non cerchiamo di compiere imprese straordinarie, cerchiamo piuttosto di regolare la nostra presenza alla Sua. E per riuscirci:
Prendiamo dieci minuti di silenzio nel corso della giornata per radicare di nuovo il nostro spirito in Cristo attraverso una preghiera semplice.
Perdoniamo una contrarietà senza fare grande rumore, senza ostentare, lasciando la linfa della carità levigare, placare, addolcire le nostre amarezze.
Affidiamo le nostre impotenze al Signore piuttosto che esaurirci cercando di gestire tutto con le nostre sole capacità.
Preghiera
Signore Gesù, Tu sei la vera vite e il Padre tuo è il buon vignaiolo. Perdonami per tutte le volte in cui ho creduto di poter portare frutto con le mie sole forze, allontanandomi da Te per orgoglio o per distrazione.
Ti affido oggi le mie aridità e le mie ferite. Accetta di potare in me ciò che mi appesantisce, ciò che mi rinchiude e ciò che mi impedisce di amare pienamente. Non lasciarmi mai staccare da Te, poiché so che al di fuori del Tuo amore la mia vita si inaridisce e perde tutto il suo senso. Fa' scorrere nel mio cuore la linfa del Tuo Spirito Santo affinché la mia giornata porti un frutto che rimanga, per la gloria del Padre e la salvezza del mondo. Amen.





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