La falsa pace delle illusioni e il coraggio della verità
- 2 ago
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(La falsa pace delle illusioni e il coro della verità)
Letture della Messa: Ger 28, 1-17 ; Sal 118(119) ; Mt 14, 22-36
In questo lunedì della 18ª settimana del Tempo Ordinario, la liturgia mette a confronto due racconti di grande intensità drammatica. Da un lato, Geremia affronta il falso profeta Anania; dall'altro, san Matteo ci mostra la barca dei discepoli sballottata dalle onde, e Pietro che tenta di camminare sul mare.
C'è un legame profondo tra questi due brani. Ieri, la 18ª domenica ci ricordava la sovrabbondanza della grazia divina con la moltiplicazione dei pani, ma questa abbondanza non deve diventare un pretesto per il torpore spirituale. Nella prima lettura di oggi, Anania propone a Gerusalemme una teologia della facilità: una pace immediata, senza conversione, un ritorno dei prigionieri in due anni; è la menzogna rassicurante. Geremia, invece, ricorda che Dio non si compra con le belle parole. Già nel Vangelo di oggi, Gesù non lascia che i discepoli si adagino nel successo del miracolo dei pani, ma li obbliga a salire sulla barca e ad andare all'altra riva, dove il vento è contrario: la vera pace di Dio non si prova nell'assenza di prove, ma nella fedeltà in mezzo alle tempeste.
1. La trappola delle parole rassicuranti: Anania e la tentazione dell'illusione
La prima lettura ci mette in guardia contro le illusioni spirituali. Anania spezza il giogo di legno portato da Geremia e annuncia la fine imminente del castigo: chi non vorrebbe ascoltare un messaggio del genere? La tentazione umana è permanente: adattare la verità divina ai nostri desideri di comodità.
Ma Geremia denuncia questa menzogna: il Signore non ci promette un cammino senza peso né sofferenza. Sostituire un giogo di ferro a un giogo di legno è ciò che accade quando rifiutiamo di affrontare la realtà con la grazia di Dio: la menzogna finisce per rinchiuderci in una schiavitù ancora più pesante. Come osservava la grande contemplativa d'Avila, dobbiamo sempre vigilare per non adagiarci in una falsa pace che ci allontani dal combattimento interiore: «Non pacificatevi mai in queste parole... conservate la guerra interiore contro le lodi del mondo» (Santa Teresa d'Avila, Penitenze e Pace, Scritti). La vera profezia non è quella che lusinga i nostri desideri, ma quella che converte i nostri cuori.
2. L'isolamento sulla montagna e la traversata nella notte
Nel Vangelo di oggi, dopo aver congedato le folle, Gesù sale sul monte, in disparte, a pregare; Egli sta solo davanti al Padre: la preghiera di Cristo non è una fuga, è la fonte di ogni suo agire e della sua presenza tra gli uomini.
Nel frattempo, i discepoli sono in mezzo al mare, tormentati dalle onde. L'espressione greca per "sballottata dalle onde" (βασανιζόμενον, basanizomenon) evoca una vera tortura, un tormento. La barca della Chiesa, la barca della nostra vita quotidiana, attraversa spesso momenti di notte e di venti contrari. Vorremmo un lago tranquillo, ma il Signore ci invia sul mare: è lì, sul finire della notte, alla quarta veglia, che Egli viene camminando sulle acque; Gesù não evita la tempesta ai suoi discepoli, la attraversa con loro.
3. «Comandami di venire verso di te»: l'audacia e la fragilità di Pietro
Quando i discepoli gridano di paura credendo di vedere un fantasma, Gesù pronuncia la parola fondamentale di tutta la Rivelazione: «Coraggio! Sono io; non abbiate paura!». Pietro risponde allora con una preghiera straordinaria: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque.»
Nell'esegesi, è affascinante osservare il verbo utilizzato: Pietro non chiede di camminare sull'acqua per sfida o per ricerca di prestigio, ma chiede di andare verso Gesù. L'acqua, che rappresenta nella simbologia biblica il caos e la morte, diventa un suolo saldo unicamente perché Cristo vi sta sopra. Il miracolo non è il dominio degli elementi da parte dell'uomo, ma l'attrazione irresistibile che il Salvatore esercita sul credente.
Finché Pietro fissa lo sguardo su Cristo, cammina sull'abisso; non appena guarda la forza del vento, comincia ad affondare: il dubbio nasce quando il nostro sguardo scivola dal volto del Maestro all'ampiezza delle nostre difficoltà.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
La vita cristiana non è una promessa di tranquillità materiale o di assenza di prove, come pretendeva il falso profeta Anania. È l'avventura di coloro che accettano di lasciare la sicurezza della riva per andare verso Gesù, anche se il vento soffia forte.
Oggi, nelle tue decisioni, nelle tue preoccupazioni familiari o professionali, non cedere alle illusioni delle soluzioni facili o dei compromessi rassicuranti. Quando senti che stai affondando sotto il peso dello sconforto o della paura, fai esattamente come san Pietro: non cercare di analizzare la tempesta, ma grida con tutto il cuore verso il Signore — la sua mano è già tesa per prenderti e riportarti nella pace.
Preghiera
Signore Gesù, insegnami a discernere le false consolazioni di questo mondo che cercano di addormentarmi in una pace ingannevole. Donami il coraggio di guardare la verità in faccia e di abbracciare le esigenze del Tuo Amore. Quando i venti contrari si levano nella mia vita e la notte si fa oscura, non lasciarmi fissare i miei timori.
Fammi ascoltare la Tua voce che mi dice: «Coraggio, sono io, non temere.» E se mi chiami a camminare sulle acque delle mie impossibilità, donami l'audacia di avanzare verso di Te. E se dovessi dubitare, se la fede dovesse mancarmi e dovessi cominciare ad affondare, stendi la Tua mano, Signore, afferrami e salvami. Tu sei veramente il Figlio di Dio, il mio Re e la mia unica Salvezza. Amen.






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