L'arte di piangere e la grazia di essere chiamato: il segreto di Maria di Magdala
- 21 lug
- Tempo di lettura: 5 min
(Mercoledì, XVI Settimana del Tempo Ordinario; Santa Maria Maddalena - Festa)

Letture della Messa: Ct 3, 1-4a ; Salmo 62/63 ; Gv 20, 1.11-18
Vi è una santa audacia nelle letture che la Chiesa ci dona da meditare in questo giorno. Oggi celebriamo la festa di santa Maria Maddalena, colei che la tradizione ha spesso qualificato come l'apostola degli apostoli. I testi sacri ci immergono nel cuore di un dramma che non è soltanto storico, ma intensamente interiore: è l'itinerario di un'anima che passa dalle tenebre della perdita all'abbaglio dell'incontro. Il Vangelo di Giovanni non ci parla di una dottrina astratta, mette in scena un volto, delle lacrime e una voce. Per comprendere ciò che si gioca al mattino della Risurrezione, dobbiamo entrare nella spiritualità della notte del Cantico dei Cantici riportata nella prima lettura, poiché la storia di Maria Maddalena è la realizzazione concreta della grande profezia dell'amore umano che cerca l'amore divino.
1. La santa inquietudine del cuore che cerca
La prima lettura ci mostra questa donna del Cantico che, sul suo letto, di notte, cerca colui che l'anima sua ama; questa donna si alza, percorre le strade, interroga le guardie. È il ritratto esatto di Maria Maddalena al mattino di Pasqua: «era ancora buio», ci dice san Giovanni, ed ella corre verso il sepolcro.
Vi è qui una chiave essenziale per la nostra vita spirituale. Il contrario della fede non è il dubbio o il dolore, è l'indifferenza, la sistemazione confortevole. Maria Maddalena soffre, piange, ma non si rassegna, cerca! Le sue lacrime non sono un ripiegamento disperato su se stessa, sono il segno di una fame: la sua carne anela a lui, come una «terra arida, assolata, senza acqua», per riprendere le parole del salmista. Se non sentiamo più la mancanza di Dio, se non abbiamo più questa santa inquietudine che ci spinge a uscire dalle nostre sicurezze per cercare il Cristo, la nostra fede corre il pericolo di spegnersi. Le lacrime di Maria Maddalena sono feconde perché mantengono il cuore sveglio nella notte.
2. Il rischio di cercare il vivente tra i morti
Quando Maria arriva al sepolcro, vede la pietra tolta. Ella piange fuori, si china, vede degli angeli, ma nulla di tutto ciò la consola. Gli angeli le chiedono: «Donna, perché piangi?». La sua risposta è straziante: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto».
Sul piano dell'esegesi biblica, il testo greco usa qui la parola Kyrios ($\kappa\acute{\upsilon}\rho\iota\omicron\varsigma$, «Signore»), un titolo divino; dunque, Maria esprime un attaccamento di una profondità assoluta. Tuttavia, vi è un fraintendimento nella sua ricerca, perché ella cerca un corpo da imbalsamare, un passato da conservare, un ricordo da coccolare; in realtà, ella cerca Gesù là dove egli non è più, Lo cerca nelle categorie della morte e della corruzione. È la trappola che ci insidia tutti quando attraversiamo crisi o aridità spirituali: vogliamo ritrovare il Dio di un tempo, le emozioni di un tempo, le strutture di un tempo. Ci capita di piangere su ciò che è cambiato o scomparso, senza renderci conto che il Cristo ci sta attirando verso una Presenza ben più alta, ben più interiore.
3. Il momento del giardiniere e la rivelazione del Nome
È allora che Gesù sta lì in piedi, ma ella non sa che è lui; lo prende per il giardiniere, talmente era accecata dal suo dolore. Questa confusione apparente nasconde una verità teologica straordinaria: nel Vangelo di Giovanni, il Cristo è il nuovo Cristo-Giardiniere del nuovo Eden, colui che viene a restaurare la creazione là dove Adamo aveva fallito, e il Cristo è lì per riscattarla.
Gesù le pone la stessa domanda degli angeli, aggiungendovi una sfumatura cruciale: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Egli sposta il suo sguardo dall'oggetto del suo lutto all'identità del suo desiderio. Ma il capovolgimento assoluto si produce quando egli pronuncia una sola parola: «Maria!», non più il termine generico «Donna», ma il suo nome proprio. In quel momento, gli occhi della sua anima si aprono. Ella si volta e esclama: «Rabbunì!».
Ciò ci rivela che non sono i grandi discorsi teologici che convertono il cuore, ma l'esperienza intima di essere conosciuto e chiamato personalmente da Dio. Teresa del Bambino Gesù comprendeva così bene questo, ella che vedeva nelle attenzioni divine più semplici la prova che il Creatore dell'universo si abbassa per amare ciascuna anima come se fosse unica al mondo. Maria Maddalena riconosce il Buon Pastore dal modo in cui egli pronuncia il suo nome.
4. Il distacco necessario per una missione universale
Dopo averLo riconosciuto, la reazione immediata di Maria è di voler trattenere Gesù, di ritrovare la vicinanza fisica di prima della Passione. Ma la risposta del Risorto sembra dura: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre». In realtà, non è un rifiuto d'amore ma un'iniziazione a una comunione spirituale ben più intima. Sant'Agostino spiegava che il Cristo chiede a Maria di non toccarlo con le mani del corpo, ma con le mani della fede.
Trattenere Gesù nella sua carne sarebbe limitarlo; Egli deve salire al Padre per poter, attraverso lo Spirito Santo, abitare il cuore di tutti i credenti, ovunque e sempre. Maria viene allora inviata: «Va' dai miei fratelli e dì loro...». La cercatrice in lacrime diventa la messaggera della gioia. La prima lettura si chiudeva su questa parola della sposa: «l'ho stretto e non lo lascerò»; nella Nuova Alleanza, la presa non si fa più attraverso l'accaparramento fisico, ma attraverso l'obbedienza alla missione. Maria Maddalena non possiede il Cristo per se stessa, lo possiede annunciandolo.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
L'itinerario spirituale di santa Maria Maddalena ci rimette davanti a una verità semplicissima: la nostra vita cristiana non è un'adesione a un sistema di idee, ma una relazione viva con una Persona. Talvolta attraversiamo giornate di nebbia in cui abbiamo l'impressione che Dio sia assente, che il mondo sia un sepolcro vuoto in cui la violenza e il non-senso abbiano l'ultima parola.
L'applicazione concreta per la nostra vita spirituale è imparare ad ascoltare, nel mezzo dei nostri rumori esteriori e dei nostri dialoghi interiori, la voce del Signore che ci chiama per nome. Oggi smettiamo di cercare risposte magiche o consolazioni puramente sensibili, ma facciamo affidamento sulla Parola ascoltata. Il Cristo ci attende nel quotidiano del nostro lavoro, nelle relazioni umane ordinarie – là dove egli si presenta spesso sotto i tratti discreti di un giardiniere, di un passante, di un familiare. La nostra missione, sulla scia di Maria, è passare dal lamento all'annuncio, testimoniando con la nostra vita: «Ho visto il Signore!».
Preghiera
Signore Gesù, come Maria Maddalena al mattino di Pasqua, il mio cuore è talvolta pesante, stanco per le tenebre e accecato dalle mie stesse lacrime. Ti cerco spesso nei miei ricordi, nei miei successi passati o in attese umane, e mi esaurisco nel non trovarTi.
Ti prego oggi: fammi la grazia di ascoltare la Tua voce. Pronuncia il mio nome nel silenzio della mia anima con questa dolcezza divina che dissipa ogni paura e ogni dubbio. Insegnami a non trattenerti per le mie sole soddisfazioni spirituali, ma ad accoglierTi così come sei: il Vivente, il Risorto che cammina al mio fianco. Concedimi questa santa audacia di uscire dai miei sepolcri interiori per correre verso i miei fratelli e annunciare loro, con la pace del mio volto e la carità dei miei atti, che Tu sei veramente vivo e che la Tua misericordia trasforma il mondo. Amen.





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