L'Alleanza originaria contro la durezza del cuore
- 13 ago
- Tempo di lettura: 5 min
(Venerdì della 19ª settimana del Tempo Ordinario; Memoria di san Massimiliano Maria Kolbe, sacerdote e martire)
Letture della Messa: Ez 16, 1-15.60.63 ; Cantico (Is 12, 2.4bcde-5a.5bc-6) ; Mt 19, 3-12
Il Vangelo di questo giorno ci mostra i farisei che si avvicinano a Gesù per metterlo alla prova su una questione di diritto e di rottura. La questione del divorzio non è soltanto una disputa giuridica del primo secolo; essa tocca il modo in cui concepiamo la fedeltà, l'impegno e la fragilità dei legami umani. In questo giorno in cui la Chiesa fa memoria di san Massimiliano Maria Kolbe — che ha spinto l'amore e la fedeltà all'Alleanza fino al dono supremo della propria vita nell'inferno di Auschwitz —, la Parola di Dio prende uma risonanza del tutto particolare.
Gesù non si ferma alla concessione fatta dalla legge mosaica. Egli compie uno spostamento decisivo riportando i suoi interlocutori al disegno creatore: «Da principio non fu così.» Per comprendere ciò che il Signore esige o propone, è necessario ritrovare lo sguardo di Dio sull'uomo prima che la ferita del peccato venisse ad alterare la nostra capacità di amare.
1. Il ricordo della misericordia originaria
Nella prima lettura, il profeta Ezechiele ripercorre la storia d'Israele sotto forma di un racconto di adozione e di nozze. Dio vi descrive Gerusalemme come una bambina abbandonata in piena campagna, devota alla morte, senza difesa e immersa nel proprio sangue. L'azione divina è prima di tutto una decisione di vita: «... Ti dissi: Vivi!!» Dio non sceglie il suo popolo a causa della sua perfezione o dei suoi meriti, ma per pura iniziativa d'amore e di compassione. Lo lava, lo veste di abiti preziosi, lo adorna di gioielli e stringe con lui un'alleanza.
Tuttavia, il testo sottolinea il dramma del cuore umano: la tentazione di attribuire alle proprie forze la bellezza e la dignità ricevute gratuitamente. Appoggiandosi sui propri talenti anziché sull'Autore della grazia, l'uomo giunge a spezzare l'Alleanza e a cercare altre sicurezze. Il parallelismo con la domenica precedente è illuminante: la settimana liturgica ci ricorda continuamente che la fede non consiste nel camminare sulle acque con le nostre capacità, ma nel tenere gli occhi fissi su Cristo per non affondare di fronte alle tempeste. L'infedeltà comincia quando l'essere umano dimentica la propria indigenza fondamentale e la gratuità della salvezza.
2. La durezza del cuore e la logica della concessione
Nel Vangelo di oggi, quando i farisei interrogano Gesù sulla possibilità di ripudiare la propria moglie, si riparano dietro la prescrizione di Mosè riguardante l'atto di ripudio. La risposta di Cristo mette a nudo il nodo del problema: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli.» La parola greca utilizzata qui è sklerokardia (σκληροκαρδία), che designa un cuore diventato sordo, rigido, incapace di lasciarsi trasformare dalla grazia. La concessione legale non era la volontà prima di Dio, ma un adattamento di fronte all'incapacità provvisoria degli uomini di vivere la pienezza dell'amore.
Sono queste azioni e queste Parole di Gesù che ci fanno comprendere che il cristianesimo non consiste nell'adagiarsi nella norma minima o nella concessione, ma nel lasciare che Cristo guarisca il cuore umano dalla sua durezza. La vita con Dio esige di abbandonare le logiche di ripiegamento in cui l'altro è considerato come un oggetto di cui ci si può separare non appena non risponde più alle nostre aspettative. Il Signore ci invita di nuovo alla verità delle relazioni, dove la fedeltà non è un peso imposto dall'esterno, ma il frutto di una grazia che rinnova continuamente la nostra capacità di perdonare e di rimanere fedeli all'impegno.
3. Ritornare al principio: l'unità ricostituita
Di fronte alle esigenze di Gesù, i discepoli reagiscono con lo stupore caratteristico della debolezza umana: «Se tale è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi.» Gesù não diminuisce l'altezza dell'esigenza, ma ne indica la sorgente: «Non tutti possono comprendere questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso.» La capacità di amare fino in fondo, nel matrimonio come nel celibato continuo per il Regno, non è il risultato di uno sforzo stoico della volontà, ma è un dono ricevuto da Dio.
Questo ritorno al principio ricorda che l'uomo e la donna sono stati creati per essere una sola carne, il segno visibile di un amore che non passa. Cristo non viene ad imporre una legge più pesante di quella di Mosè, ma viene ad offrire lo Spirito Santo che rende possibile ciò che sembrava inaccessibile. La guarigione del cuore umano passa attraverso il riconoscimento della nostra povertà spirituale e l'accoglienza della vita divina che ridona all'amore la sua forza iniziale.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
La Parola di questo giorno ci invita a fare un esame di coscienza sullo stato del nostro cuore e sulla qualità dei nostri impegni. Siamo spesso tentati di misurare le nostre relazioni in base ai nostri interessi immediati o di rassegnarci alla mediocrità col pretesto delle nostre fragilità. La liturgia di oggi ci ricorda che Dio non rinuncia mai alla sua Alleanza, anche quando siamo infedeli.
Per la nostra giornata, l'applicazione concreta consiste nel:
Identificare le zone di durezza nel nostro cuore: riconoscere i rancori, le disillusioni o i giudizi chiusi che nutriamo nei confronti dei nostri cari.
Rifiutare la logica delle concessioni facili: cercare di vivere la verità delle relazioni e la fedeltà nelle piccole cose quotidiane, anziché fuggire non appena sopraggiunge la difficoltà.
Affidare la nostra debolezza attraverso la preghiera: chiedere al Signore la grazia di un cuore di carne, capace di accogliere il perdono e di trasmetterlo.
Alla scuola di san Massimiliano Maria Kolbe
In questo giorno, in cui celebriamo anche la memoria di san Massimiliano Kolbe, abbiamo un esempio concreto per questo insegnamento sul rifiuto delle logiche di ripiegamento e sul dono radicale di sé. Nel blocco della morte ad Auschwitz, egli si è fatto avanti per prendere il posto di un padre di famiglia condannato. Là dove la barbarie cercava di distruggere ogni umanità e di indurire i cuori con il terrore, padre Kolbe ha testimoniato che l'amore è più forte della morte. Non si è fermato al calcolo delle concessioni umane né alla legittima preservazione della propria vita, ma ha lasciato che la grazia dell'Alleanza abitasse il suo cuore fino all'estremo. Il suo sacrificio ricorda che, quando il cuore umano è guarito dalla grazia di Cristo, diventa capace di un amore sacrificale che supera ogni logica puramente umana e trascende la durezza del mondo.
Orazione
Signore Gesù, Tu conosci la fragilità del mio cuore e la facilità con cui mi ripiego su me stesso non appena l'amore esige un superamento. Sull'esempio e per l'intercessione di san Massimiliano Kolbe, vieni a guarire in me ogni durezza e ogni tentazione di abbandonare i miei impegni di fronte agli ostacoli. Ricordami ogni giorno che sono il destinatario di un'Alleanza eterna che nulla può distruggere. Donami la grazia di un cuore povero e fiducioso, capace di perdonare, di rimanere fedele e di riflettere nelle mie relazioni quotidiane la bellezza del Tuo amore gratuito. Amen.
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