Il grano, la zizzania e la pazienza del Seminatore
- 27 lug
- Tempo di lettura: 5 min
(Martedì, 28 luglio, XVII settimana del Tempo Ordinario)

Letture della Messa: Ger 14, 17-22 ; Sal 78(79) ; Mt 13, 36-43
La Parola di Dio continua a svelare davanti a noi l'immenso mistero del suo Regno. La domenica scorsa, l'Evangelo ci invitava a scoprire il valore inestimabile del tesoro nascosto e della perla preziosa, e questa chiamata a vendere tutto per acquistare l'essenziale brilla ancora come un faro su tutta la nostra settimana. Tuttavia, la realtà quotidiana ci raggiunge molto presto: nel mezzo dei nostri desideri di santità sorgono la stanchezza, i nostri limiti e la presenza inquietante del male, sia intorno a noi che all'interno del nostro stesso cuore.
È precisamente in questo combattimento quotidiano che la Liturgia di oggi viene incontro a noi. La pietà del profeta Geremia, nella prima lettura, fa eco alle domande che i discepoli pongono a Gesù in disparte dalla folla. Siamo tutti messi di fronte al mistero del male e del tempo: perché Dio lascia che la zizzania cresca con il buon grano? Come custodire la speranza quando le nostre ferite sembrano profonde e senza rimedio?
1. Il lamento umano di fronte al mistero del male
Nella prima lettura, ascoltiamo il grido straziante del profeta Geremia: «I miei occhi versino lacrime notte e giorno... È ferita da una grande piaga la vergine, figlia del mio popolo.» Il profeta si fa portavoce di un'umanità ferita dalla sofferenza, disorientata dall'apparente assenza di soccorso. «Anche il profeta, anche il sacerdote percorrono il paese senza capire.» È lo sgomento dell'uomo che aspettava la pace e incontra solo il terrore.
Tuttavia, in questa oscurità, Geremia non si allontana da Dio, non scivola nell'amarezza o nel cinismo, ma supplica: «Ricordati: non rompere la tua alleanza con noi!» È il punto di partenza di ogni vita spirituale autentica: riconoscere la nostra miseria e le nostre rivolte, non per chiuderci in esse, ma per depositarle nel cuore dell'Alleanza. Il salmista riprende questo stesso atteggiamento esclamando: «Per la gloria del tuo nome, Signore, liberaci!» Non si può comprendere il Vangelo, il messaggio di Gesù, senza prima accettare e rendersi conto del nostro bisogno radicale di essere salvati.
2. Il ritiro nella casa: entrare nell'intimità del Maestro
Il Vangelo si apre con un dettaglio spirituale di primaria importanza: «Congedata la folla, Gesù entrò in casa. I suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: ‘‘Spiegaci chiaramente la parabola...’’» Per comprendere i misteri del Regno, bisogna lasciare il rumore della folla ed entrare nella casa con Cristo, perché è nel silenzio della preghiera personale, nell'intimità del cuore a cuore, che il Signore ci spiega ciò che il mondo non può cogliere.
I discepoli non chiedono una nuova parabola, chiedono la spiegazione: hanno bisogno di luce. E Gesù spiega loro, non li respinge, rivela loro la realtà del mondo: il Seminatore del buon grano è il Figlio dell'uomo; il campo è il mondo; il buon grano sono i figli del Regno. Ma il nemico viene di notte per seminare la confusione; rivelandoci questo, Cristo disinnesca in noi la tentazione del giudizio affrettato. Ciò significa che il mondo e persino la Chiesa non sono luoghi di "purezza ideale" fatti di un unico blocco, ma campi in cui coesistono il grano e la zizzania.
Sul piano esegetico, la zizzania (zizania in greco, derivato dal talmudico zunin) assomiglia in modo sorprendente al grano durante tutta la fase di crescita. È solo nel momento in cui si forma la spiga che si distingue la differenza: la spiga è bionda e il stelo è piegato dal peso della spiga — risultato della sana stanchezza dell'amore —, mentre la zizzania rimane verde e dritta, non si piega. Voler strappare la zizzania troppo presto significa rischiare di strappare anche il grano, perché le loro radici sono intrecciate sotto terra: Dio rifiuta la fretta umana perché conosce la fragilità delle radici...
3. La pedagogia della pazienza divina
La tentazione dell'uomo è spesso il purismo e l'immediatezza: separare immediatamente i buoni dai cattivi, dividere il mondo in bianco e nero; ma Dio è paziente perché è eterno, Egli lascia il tempo alla conversione. Ciò che è zizzania oggi può, per la grazia di Dio e il mistero della libertà, portare buon frutto domani. Il diavolo cerca di precipitarci nella condanna o nello sconforto; Cristo ci invita alla fiducia e alla vigilanza.
Come insegnava Sant'Agostino commentando i Salmi, le difformità e le debolezze che sussistono in noi sono l'occasione per lavorare sull'umiltà e rifugiarci sotto la protezione divina, sapendo che la grazia guarisce e trasforma il cuore dell'uomo con dolcezza (cfr. Agostino, Enarrationes in Psalmos, Sal 102, 10-11). Il nemico semina il male nell'ombra, ma il Figlio dell'uomo prepara una mietitura di luce. Il giudizio non appartiene alle nostre impazienze, appartiene alla misericordia del Padre alla fine dei tempi.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
Questa Parola di Dio viene a illuminare concretamente le nostre giornate. Dobbiamo essere sinceri e riconoscere che tutti portiamo in noi una parte di buon grano e una parte di zizzania. Le nostre incoerenze, le nostre cadute quotidiane, i nostri giudizi impazienti verso gli altri possono talvolta immergerci nella tristezza e scoraggiarci nel nostro cammino di santità. Ma la Liturgia di oggi ci ricorda che il Signore è il Padrone della mietitura: Egli non distrugge il campo a causa della zizzania, ma continua ad alimentare la terra con la Sua Grazia. Per la nostra giornata di oggi, ecco alcuni spunti:
Smettiamo di giudicare affrettatamente chi ci circonda o le situazioni difficili. Lasciamo a Dio il compito di discernere i cuori.
Non disperiamo delle nostre debolezze. Quando scopriamo della zizzania in noi, non cediamo allo sconforto. Andiamo piuttosto "nella casa" con Gesù, nel sacramento del perdono o nel silenzio dell'orazione, per affidargli le nostre fragilità.
Manteniamo gli occhi fissi sulla promessa finale: «Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro.»
Preghiera
Signore Gesù, Tu sei il buon Seminatore che ha deposto nel mio cuore il seme del Tuo Regno. Perdona le mie impazienze quando voglio prevenire il Tuo giudizio e quando mi dispero nel vedere il male crescere intorno a me o dentro di me.
Donami la Grazia di entrare ogni giorno nella casa con Te, nel silenzio della preghiera, per ascoltare la Tua Parola che purifica e rassicura. Insegnami a guardare gli altri con la stessa pazienza che Tu hai verso di me. Non permettere che il nemico radichi l'amarezza nella mia anima, ma fa' maturare in me il buon grano della fede, della speranza e della carità, fino al giorno in cui mi raccoglierai nella luce del Tuo Padre. Amen.





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