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Il dramma delle nostre resistenze e la grazia del pentimento

24 set
Tempo di lettura: 5 min

26ª Domenica del Tempo Ordinario — Anno A

Letture della Messa: Ez 18, 25-28 ; Sal 24 (25), 4-5, 6-7, 8-9 ; Fil 2, 1-11 ; Mt 21, 28-32


Il Vangelo di questa domenica ci immerge nel cuore di un confronto decisivo a Gerusalemme. Gesù si rivolge direttamente ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, uomini sicuri del loro diritto, insediati nella loro certezza di essere dalla parte giusta della barriera religiosa. Gesù propone loro allora una parabola di una semplicità sconcertante: un padre e i suoi due figli. Il primo rifiuta di andare a lavorare nella vigna, ma poi si pente e vi va. Il secondo risponde immediatamente con un «Sì, Signore!» pieno di deferenza, ma non vi mette mai piede.

Per cogliere bene la portata di questo insegnamento, occorre ascoltare il grido del profeta Ezechiele nella prima lettura: «Se il malvagio si converte dalla malvagità che ha commesso e compie ciò che é retto e giusto, egli salverà la propria vita» (Ez 18, 27). La voce delle Scritture è unanime: Dio non si ferma alle dichiarazioni di intenzione, Egli guarda alla verità dell'esistenza.


1. L'illusione del «sì» superficiale

Guardiamo da vicino l'atteggiamento del secondo figlio. Risponde con una cortesia irreprensibile: «Sì, Signore!». È il linguaggio perfetto del buon credente, dell'uomo ben educato che sa che cosa dire alle autorità. Ma dietro questo linguaggio impeccabile si cela un'indisponibilità totale. Infatti, questo figlio non vuole veramente lavorare; vuole solo essere lasciato in pace, cercando di compiacere al momento senza che questo gli costi nulla.

Siamo spesso questo secondo figlio. Abbiamo imparato i codici della vita cristiana, conosciamo le preghiere a memoria e acconsentiamo a tutte le verità della fede, ma il nostro cuore rimane comodamente seduto. Diciamo «sì» a Dio per salvaguardare la nostra immagine, ma rifiutiamo di lasciare le nostre piccole abitudini. È la tentazione di una vita spirituale ridotta a una facciata sociale, una vernice che non resiste alla prova degli atti.


2. Lo scandalo salutare del rifiuto superato

Il primo figlio, da parte sua, comincia con un'insolenza scioccante: «Non ne ho voglia». Esprime senza filtri la sua resistenza, il suo ego, la sua pigrizia. Non cerca di sembrare migliore di quello che è. Ma qualcosa accade in lui: «poi però si pentì e vi andò». Il termine greco impiegato qui per il pentimento (μεταμεληθεὶς) evoca un cambiamento profondo di pensiero, un travaglio interiore in cui l'amore del padre finisce per prevalere sulla resistenza dell'orgoglio.

Nella nostra cultura del benessere, crediamo spesso di dover fare solo ciò que ci va, ciò che ci viene spontaneamente: è una bugia distruttiva! La vera libertà non consiste nell'obbedire ai nostri desideri del momento, ma nel superare i nostri rifiuti iniziali per compiere ciò che è buono. È in questo combattimento intimo contro la propria volontà che questo figlio diventa veramente un figlio libero.


3. I margini del Regno ci precedono

La conclusione di Gesù cade come una scure sulla sicurezza delle autorità: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Mt 21, 31). Perché questa parola scandalosa? Perché questi peccatori pubblicani non avevano alcuna vernice religiosa da difendere. Sapevano che la loro vita era spezzata; e quando Giovanni il Battista è venuto a predicare la giustizia, hanno avuto l'umiltà di riconoscere la propria miseria e di lasciarsi convertire.

Il più grande ostacolo alla grazia non è il peccato confessato, ma l'orgoglio, la sufficienza morale. Coloro che si credono giusti non provano alcun bisogno di perdono; rimangono bloccati nel loro "sì" di protocollo. Invece, coloro che hanno provato il fango del peccato conoscono il prezzo della misericordia. Non hanno teorie su Dio, ma hanno lacrime di pentimento.


4. L'abbassamento di Cristo come unico modello

Per comprendere la radice di una tale obbedienza, occorre alzare gli occhi verso l'Inno ai Filippesi della seconda lettura. Cristo Gesù non si è accontentato di dire «sì» al Padre; Egli ha svuotato se stesso. Ha lasciato la condizione divina per prendere la forma di servo, umiliando se stesso fino alla morte di croce.

Gesù non è né il primo né il secondo figlio della parabola: Egli è il Figlio unico il cui nutrimento è fare la volontà del Padre. Nel Giardino degli Ulivi, provando lo spavento della passione, non ha mascherato la sua sofferenza, ma ha spezzato la resistenza umana dicendo: «Non la mia, ma la tua volontà sia fatta». L'umiltà cristiana non è una semplice virtù morale, è l'impronta della via stessa di Cristo.


5. Il coraggio di riprendere la strada

Il Signore non ci chiede se abbiamo fallito ieri. Ci chiede che cosa facciamo oggi della sua chiamata. Vi è una gioia immensa nel Vangelo, perché nulla è mai definitivamente scritto: un «no» pronunciato per anni può trasformarsi in un «sì» sfolgorante se si accetta di ripassare attraverso il pentimento.

Santa Teresina del Bambino Gesù ricordava con tanta esattezza che la santità non consiste nel non cadere mai, ma nel rialzarsi ogni volta con più amore (cfr. Ultimi Colloqui). Il nostro Dio è il Maestro dei ricominciamenti. Egli non si aspetta servi impeccabili, ma figli abbastanza umili da riconoscere i propri errori e mettersi in cammino verso il Cielo.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

Non impegniamoci più in parole vuote né in risoluzioni cristiane che non vanno oltre la porta delle nostre chiese. Guardiamo oggi con onestà a quel campo della nostra vita dove diciamo «sì» a fior di labbra mentre rifiutiamo di obbedire. È un perdono da dare? Una cattiva abitudine da spezzare? Una fedeltà quotidiana da riprendere?

Oggi stesso, non abbiamo paura di riconoscere le nostre chiusure passate. Rinunciamo alla tirannia del «non ne ho voglia» per abbracciare la gioia di compiere la volontà del Padre. È lì che si trova la vera vita.


Preghiera

Signore Gesù, perdonami per tutte le volte in cui ho pronunciato belle parole di fede senza impegnare il mio cuore né i miei atti. Tu conosci le mie durezze, i miei rifiuti ipocriti e la mia paura di lasciare il mio comfort.

Donami oggi la Grazia di un vero pentimento. Spezza in me l'orgoglio che mi fa credere giusto davanti agli altri. Insegnami ad abbassarmi e a seguire il Tuo esempio, a rinunciare alla mia volontà per fare quella del Padre con gioia. Che io non rimanga ai margini della strada a parlare della Tua Vigna, ma che vi entri finalmente, con cuore umile e deciso. Amen.

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Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

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