Comprendere la Parola: dalla terra sassosa al frutto della grazia
- 23 lug
- Tempo di lettura: 5 min
(Venerdì, XVI Settimana del Tempo Ordinario)

Letture della Messa: Ger 3, 14-17 ; Cantico (Ger 31, 10, 11-12ab, 13) ; Mt 13, 18-23
Domenica scorsa, la liturgia ci dava da contemplare la parabola del buon grano e della zizzania, l'erba cattiva, dove il Signore ci rivelava la sua pazienza infinita, quella misericordia divina che sa attendere il tempo della mietitura senza nulla distruggere prematuramente. È sotto questa luce di un Dio paziente e pedagogo che si apre la liturgia di questo venerdì, in cui i testi ci parlano di una restaurazione spirituale.
Nella prima lettura, Dio promise al suo popolo ribelle di dargli «pastori secondo il mio cuore», capaci di guidarlo com sapienza e intelligenza. Questa promessa di una guida interiore trova la sua realizzazione ultima nel Vangelo di oggi, dove il Cristo stesso si fa esegeta dei nostri cuori e ci spiega la parabola del seminatore (che abbiamo già meditato due domeniche fa, ma la Liturgia ci dona la possibilità di approfondirla un po' di più). I testi di oggi ci fanno comprendere che non basta ascoltare il suono della Voce divina; bisogna averne anche l'intelligenza del cuore perché il seme della grazia porti frutto.
1. Il desiderio del Pastore e la restaurazione dell'Alleanza
Vi è una particolarità nella prima lettura: il profeta Geremia parla a una nazione ferita, dispersa dalla sua infedeltà, per aver spezzato l'Alleanza. Ma il cuore di Dio non si rassegna alla perdita dei suoi figli. Il testo comincia con un appello di Dio: «Ritornate, figli ribelli – oracolo del Signore» ; Dio non propone una semplice riforma esteriore o politica; promette una trasformazione radicale del culto e della relazione spirituale. Interessante che Dio annunci un tempo in cui non si parlerà più dell'Arca dell'Alleanza, quell'oggetto materiale che era pur il cuore del santuario.
E perché questo cambiamento? Perché Dio vuole stabilire il suo trono non più su tavole di legno ricoperte d'oro, ma in mezzo al suo popolo, nella città santa dove «tutte le nazioni convergeranno». Per guidare questa umanità rinnovata, il Signore promette, dunque, pastori che nutriranno le anime di sapienza e intelligenza. Questi pastori che il Signore promette non sono semplici amministratori, ma sono la prefigurazione di Cristo, il Buon Pastore, che viene a insegnare alle folle e ad aprire lo spirito dei suoi discepoli alla comprensione dei Misteri. Il vero pastore è colui che prepara la terra dell'anima perché riceva la Parola senza deformarla.
Una piccola nota di esegesi: Il termine ebraico utilizzato per «sapienza e intelligenza» (de'ah u-haskel דֵּעָ֥ה וְהַשְׂכֵּֽיל) nella profezia di Geremia non designa una semplice conoscenza intellettuale o speculativa. Nel pensiero biblico, la da'at (il sapere) implica un'intimità, una relazione di esperienza profonda con Dio, mentre il sekel (l'intelligenza, la prudenza) si riferisce alla capacità di discernere la volontà divina nel quotidiano e di conformarvi la propria vita. I pastori secondo il Signore guideranno il popolo dando loro la sapienza (conoscenza, intimità) e il discernimento, la prudenza.
2. L'ostacolo della superficialità e la trappola delle preoccupazioni
Quando il Cristo spiega la parabola del seminatore, traccia una diagnosi lucida ed esigente dell'anima umana. Di fatto, il seme, che è la Parola del Regno, è perfetto, ma incontra la diversità delle nostre disposizioni interiori.
Gesù individua anzitutto il terreno lungo la strada: colui che ascolta la Parola «senza comprenderla». L'incomprensione qui non è un limite cognitivo, ma una chiusura del cuore, una distrazione permanente in cui il Maligno viene a rubare ciò che era stato depositato. Poi viene il terreno sassoso, che è l'immagine della spiritualità delle emozioni immediate: l'uomo riceve la Parola con gioia, ma è «l'uomo di un momento»; non appena sopravvengono la prova o la persecuzione, non avendo radici profonde, viene meno. Infine, i rovi rappresentano quel cuore diviso in cui la seduzione delle ricchezze e le preoccupazioni del mondo soffocano la presenza di Dio.
Come ricordava così bene la tradizione spirituale contemplativa, particolarmente negli scritti monastici e nei Padri della Chiesa, il peggiore nemico della vita interiore non è sempre il grande peccato spettacolare, ma l'idia, quella tiepidezza che rende l'anima superficiale e incapace di radicarsi. San Giovanni della Croce sottolineava spesso che, perché la luce divina penetri in uno spirito, bisogna anzitutto sgombrarlo dai suoi attaccamenti disordinati, poiché due padroni non possono abitare lo stesso centro.
3. La buona terra: l'intelligenza spirituale e la perseveranza
In opposizione ai terreni sterili, il Cristo presenta il suolo benedetto: «Quello sul quale è stato seminato sul terreno buono è colui que ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto». Cosa significa «comprendere» nel senso evangelico? Non è solo analizzare un testo, è lasciarlo scendere nelle profondità dell'affettività e della volontà. Comprendere è accogliere la Parola come una persona, è lasciare che il Cristo trasformi i nostri criteri di giudizio.
Questa buona terra non è esentata da combattimenti. La differenza risiede nella sua profondità. Essa permette alla radice di cercare l'acqua viva nella preghiera silenziosa, lontano dallo sguardo degli uomini. È lì che si compie il miracolo del frutto: «il cento, il sessanta, il trenta per uno». La fecondità spirituale non dipende dalle nostre forze umane spettacolari, ma dalla misura in cui lasciamo la Grazia agire in noi senza opporle resistenza. Dio ci dona buoni pastori, il vero pastore che è Gesù Cristo, ed Egli si fa conoscere: spetta a noi accoglierlo per imparare a discernere e a portare frutto.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
La liturgia di questo giorno ci pone davanti a una decisione personale: il Seminatore è già uscito, ha già gettato il seme nella nostra vita oggi, attraverso questa Parola della Liturgia di oggi. Non possiamo cambiare il seme, ma con la Grazia di Dio possiamo lavorare la nostra terra. Come essere questa buona terra oggi?
Esaminare il nostro ascolto: Prendiamo il tempo per meditare la Parola nel silenzio, o la lasciamos spazzare via dal flusso continuo delle notifiche e dei rumori del mondo?
Curare le nostre radici: Di fronte alla difficoltà o allo scoraggiamento, non siamo l'uomo di un momento; prendiamo un tempo di preghiera fedele, anche quando non sentiamo nulla, poiché la radice cresce nell'oscurità della fede.
Potare i rovi: Individuiamo oggi una preoccupazione eccessiva o una ricerca di sicurezza materiale che soffoca la nostra pace spirituale, e rimettiamola con fiducia nelle mani del Padre.
Lasciamoci guidare dal Pastore che ci è stato donato, il Cristo Signore, e non lasciamoci più guidare dalla mentalità del mondo o dai nostri propri capricci o gusti passeggeri, e custodiamo la Sua Parola gettata ogni giorno dalla Liturgia.
Preghiera
Signore Gesù, mite Seminatore delle nostre anime, Tu non Ti stanchi mai di depositare in me la grazia della Tua Parola. Perdonami per tutte le volte in cui ho lasciato che il mio cuore diventasse come una strada calpestata, indurita dalla distrazione, o come un terreno sassoso che si infiamma per un istante ma si spegne non appena viene la prova.
Vieni a passare il Tuo vomere nella mia anima. Sradica i rovi delle mie inquietudini mondane e l'illusione delle false seduzioni che soffocano la Tua voce. Donami questo Spirito di sapienza e di intelligenza che hai promesso attraverso i tuoi profeti, affinché io non sia soltanto un ascoltatore della Tua Parola, ma un discepolo fedele.
Rendi il mio cuore umile, profondo e accogliente, perché la Tua Grazia vi germogli nel silenzio e porti frutto per la Tua gloria e la salvezza dei miei fratelli. Amen.





Commenti