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Che cosa darai in cambio della tua vita?

  • 6 ago
  • Tempo di lettura: 5 min

(Venerdì, 07 agosto 2026, 18a Settimana del Tempo Ordinario - anno A)

Letture della Messa: Na 2, 1.3 ; 3, 1-3.6-7 ; Cantico (Dt 32, 35cd-36ab, 39abcd, 41) ; Mt 16, 24-28


Nel cammino di questa settimana, portiamo ancora in noi l'eco di domenica scorsa: il Signore ci ha nutriti nel deserto con una sovrabbondanza di grazia, ricordandoci che il suo amore supera ogni nostra mancanza e che nulla potrà mai separarci da lui. Il pane spezzato da Cristo apriva i nostri cuori alla gratuità assoluta di Dio. Ma quando il Signore sazia la nostra anima, non è per adagiarci in un consumo passivo della fede, bensì per metterci in cammino.

La liturgia di questo venerdì viene a saggiare la maturità del nostro attaccamento. Il profeta Naum, nella prima lettura, contempla il crollo della tirannia e il passaggio del liberatore, mentre Gesù, nel Vangelo di oggi, pone ai suoi discepoli la domanda decisiva di ogni esistenza: quale vantaggio avrà un uomo a guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria vita? Per comprendere questa parola, dobbiamo uscire dai moralismi stretti ed entrare nella dinamica vitale del dono.


1. La fine delle illusioni e il passaggio del Liberatore

Il profeta Naum ci parla con un linguaggio vigoroso, quasi violento, per descrivere la caduta di Ninive, la "città sanguinaria", il simbolo dell'oppressione e della rapina. Per il popolo d'Israele saccheggiato e umiliato, l'annuncio del profeta risuona come um sollievo: il malvagio non passerà più, l'oppressore è annientato.

Ma al di là del contesto storico, questa lettura racchiude un insegnamento spirituale fondamentale. Ninive rappresenta la città costruita sull'ingiustizia, sull'illusione del potere e sull'accumulo; sembra invincibile, il fracasso dei suoi carri e il galoppo dei suoi cavalli riempiono l'orizzonte, ma tutto questo è destinato alla rovina in un istante. Tutto ciò che costruiamo al di fuori di Dio, sulla menzogna o sull'egoismo, finisce per crollare.

Dio non si rallegra della rovina dell'uomo, ma pone fine a ciò che distrugge l'uomo. La buona notizia portata dal messaggero sui monti è il ritorno del Signore che viene a restaurare lo splendore del suo popolo. Prima che Cristo inviti il discepolo a dare la propria vita, la Prima Lettura ci ricorda che Dio ha già preso in mano la nostra liberazione. Si può rischiare la vita dietro a Cristo solo se si é compreso che gli imperi di questo mondo non sono che illusioni effimere.


2. Prendere la propria croce: il ribaltamento della logica umana

Nel Vangelo, Gesù fissa le condizioni per seguirlo: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.» Abbiamo spesso caricaturato questa parola vedendovi un'esaltazione della sofferenza in se stessa: nulla è più falso! Cristo non è innamorato del dolore, Egli é innamorato della nostra libertà.

Sul piano dell'esegesi biblica, "rinnegare se stesso" (ἀπαρνέομαι, aparneomai) non significa distruggersi o annientarsi psicologicamente, ma smettere de considerarsi il centro del mondo, rinunciare ad essere il proprio dio. Quanto alla parola "croce" (σταυρός, stauros), essa designava per gli ascoltatori di Gesù lo strumento del supplizio romano, ma soprattutto il luogo in cui si perde ogni controllo sulla propria vita.

Prendere la propria croce non è cercare sofferenze artificiali, è abbracciare la nostra realtà con i suoi limiti, le sue ferite e le sue esigenze quotidiane, senza fuggire in chimere: è accettare di vivere per amore fino in fondo.

Il dottore mistico, San Giovanni della Croce, insegnava: «Per giungere a possedere tutto, non cercare di possedere nulla in nulla. Per giungere ad essere tutto, non cercare di essere nulla in nulla» (Salita del Monte Carmelo, Libro I, capitolo 13, 11). Questo paradosso mistico chiarisce l'intento del Vangelo: l'uomo che trascorre il tempo a voler possedere la propria vita, a trattenerla e a metterla al sicuro con la ricchezza o il potere, finisce per inaridirla. La vita non si conserva in una cassaforte; si moltiplica quando viene offerta.


3. Il conto finale dell'esistenza

Gesù incalza con una domanda di una lucida cogenza: «Che cosa potrà dare l'uomo in cambio della propria vita?» La parola usata qui per "vita" è psyche (ψυχή), che designa l'anima, il principio stesso del nostro essere relazionale e profondo, la capacità di amare e di essere amati.

Il mondo contemporaneo ci spinge continuamente a scambiare la nostra anima per una falsa realtà, per dei surrogati. Vendiamo la nostra pace interiore per il prestigio, la nostra capacità di attenzione per gli schermi, la nostra libertà per le sicurezze materiali; accumuliamo garanzie esteriori mentre falliamo al di dentro. Per evitare questa trappola, Santa Teresa d'Avila raccomandava: «Vi basti avere Cristo per Tutto, e in Lui troverete tutto ciò che potete desiderare.» (Avvisi, 140)

Gesù conclude il suo discorso dicendo: «Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli; e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni...». Questo giudizio non è una minaccia arbitraria, ma il semplice svelamento di ciò che avremo scelto. Alla sera dell'esistenza, non resterà nulla delle città d'orgoglio come Ninive; resterà solo l'amore che avremo donato, la misura in cui avremo accettato di essere spossessati di noi stessi per lasciare regnare Cristo.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La Parola di oggi non cerca di paralizzarci d'inquietudine, ma di risvegliarci. Ci chiede di fare il bilancio dei nostri investimenti interiori: dove va l'energia dei nostri giorni? Nella preservazione ansiosa della nostra comodità o nell'avventura del dono?

Per concretizzare questa meditazione oggi, vi propongo:

  • Depositare la pretesa del controllo: Identifichiamo una situazione o una relazione che cerchiamo di dominare a tutti i costi per paura di essere feriti, e affidiamola nelle mani del Signore.

  • Accogliere la contrarietà: Quando sopraggiunge un imprevisto, una stanchezza o un servizio non pianificato, non guardiamolo come un furto del nostro tempo, ma come la "croce" ordinaria in cui siamo invitati a rinunciare al nostro piccolo programma per amare.

  • Verificare i nostri attaccamenti: Chiediamoci con semplicità che cosa facciamo più fatica a lasciare andare, e compiamo un piccolo gesto di distacco materiale o affettivo.


Preghiera

Signore Gesù, Tu conosci la mia paura di mancare e questa inclinazione naturale che mi spinge a voler trattenere la mia vita, a metterla al sicuro e a preservarla dal rischio dell'amore. Perdona i miei calcoli e le mie vigliaccherie. Donami il coraggio di rinunciare alla falsa pace delle illusioni per camminare veramente sulle Tue orme.

Insegnami a ricevere ogni giorno come un dono e a portare la mia croce senza mormorare, nella certezza che è donandomi che mi ritrovo. Che il Tuo Spirito venga a purificare i miei desideri, affinché io non cerchi di guadagnare il mondo, ma di lasciarmi guadagnare da Te, mio unico e vero Tesoro. Amen.

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Sono Saulo de Tarso. Attraverso questo blog personale, desidero condividere con voi la mia passione per le Sacre Scritture, la teologia e la filosofia. Tra i miei studi e il mio lavoro, questo sito è uno spazio per approfondire la mia conoscenza di Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita. Qui troverete meditazioni e riflessioni quotidiane per nutrire la vostra vita spirituale.

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